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Ospedaletti e il suo primo casinò in rovina, una storia che attraversa la belle époque e due guerre mondiali

Ribattezzata Villa La Sultana dall'imprenditore Italo Baghetti, tra i suoi protagonisti ci sono lungimiranti società immobiliari francesi e tenaci imprenditori italiani

Ospedaletti. A vederlo ora, senza porte e finestre, con il tetto sventrato e segnato da incuria e incendi, non è semplice immaginare i fasti di un tempo: ma il primo casinò d’Italia, che successivamente prenderà il nome di Villa Sultana, resta un edificio affascinante. A renderlo unico, oltre alla bellezza della sua architettura è sicuramente la sua storia: un intreccio tra la belle époque e la guerra, con protagonisti lungimiranti società immobiliari francesi e capacità e tenacia di imprenditori italiani.

Quando Ospedaletti era solo un villaggio di pescatori, la Société Foncière Lyonnaise, una delle prime società immobiliari della Francia con sede a Parigi, giunse in Riviera e scelse il borgo per le sue qualità climatiche uniche, che lo avrebbero reso meta turistica sia estiva che invernale. E’ il 1884 quando la Foncière Lyonnaise inaugura il casinò, il primo in Italia, facendo concorrenza a quello di Montecarlo, progettato dall’architetto Charles Garnier. E non è tutto: oltre all’edificio, progettato dall’architetto Biasini di Nizza, vengono costruiti alberghi (come il Regina, il Suisse, l’hotel Metropol e il Riviera) e strade. Inizia così la vocazione turistica di Ospedaletti (allora Comune di Coldirodi), che diventa in poco tempo meta prediletta da visitatori del nord Europa.

Passano gli anni, e nel 1905 la Société Foncière Lyonnaise decide di lasciare l’avviato Casinò consegnando la licenza della casa da gioco alla Prefettura. La vicina Sanremo, città ben più grande di Ospedaletti, da qualche tempo aveva chiesto di poter costruire un Casinò accentrando nel proprio territorio comunale il gioco d’azzardo. E così Ospedaletti perde la “licenza” che va alla Città dei Fiori dove viene costruito l’edificio in stile Liberty, progettato dall’architetto francese Eugène Ferret, che ancora oggi domina corso Imperatrice.

La cittadina delle Rose, però, non rinuncia del tutto al gioco. Il primo casinò d’Italia diventa circolo privato ma ha necessità di qualcuno che sappia gestirlo. E’ qui che il protagonista diventa Giovanni Tedeschi: giovane brillante che vive a Roma (dove ha realizzato il primo auto-palace) ma che in estate gestisce la sala da gioco del Grand Hotel di San Pellegrino, a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo. A chiamarlo a Ospedaletti è proprio la Société Foncière Lyonnaise che vuole affidargli il circolo privato. Ma inizialmente, Tedeschi declina l’invito: il suo impegno a San Pellegrino è prioritario anche perché, nel 1907 il Comune della città del bergamasco lo chiama a dirigere un vero e proprio casinò appena costruito. La società francese non demorde e continua a corteggiare Tedeschi finché questi, nel 1910 si stabilisce ad Ospedaletti e, con atto del notaio Balestrieri di Sanremo, prende in mano la gestione del circolo privato, inaugurandolo nel 1911.

Il primo casinò d’Italia diventa così centro del bel mondo, e offre ai suoi iscritti intrattenimento di alto livello tra spettacoli, teatro, e concerti: nelle sale dell’edificio gli ospiti possono ascoltare la voce duttile del soprano Claudia Muzio. La fortuna del circolo, tanto importante da far concorrenza al casinò di Sanremo, ha una battuta d’arresto nel 1914 quando scoppia la Prima Guerra Mondiale, che vede l’Italia impegnata nel conflitto dal 1915 al 1918. Il circolo chiude i battenti per riaprirli solo al termine della guerra, che vede impegnato in trincea anche un figlio di Giovanni Tedeschi, chiamato alle armi.

Quando la guerra sembra lasciata alle spalle, nel 1925 Benito Mussolini impone la chiusura di tutti i casinò e circoli privati d’Italia ad eccezione di quattro case da gioco autorizzate (tra cui Sanremo). Il decreto del Duce pone fine al circolo gestito dalla famiglia Tedeschi che cerca un altro sbocco in città occupandosi di immobiliare.

Passano gli anni, scoppia nuovamente la guerra e l’edificio viene occupato dai militari tedeschi che tra saloni, corridoi e locali affrescati installano una base. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’ormai ex casa da gioco passa nelle mani di privati finché l’imprenditore Italo Baghetti (fondatore e proprietario degli Stabilimenti Metallurgici Accorsi & Baghetti e padre del pilota di F1 Giancarlo) non se ne innamora e la compra, dandole il nome di “Villa Sultana” perché essere il proprietario di quella tenuta immersa in un lussureggiante palco lo fa sentire come un sovrano mediorientale.

E’ all’interno della villa sempre di proprietà dei Baghetti che, nel 1964, viene festeggiata l’inaugurazione del circolo di Tennis di Ospedaletti, ancora oggi esistente. Da quel momento in poi, la storia di villa Sultana si perde nel tempo fino ai giorni nostri. Da decenni abbandonata, la dimora di proprietà dei Parodi, è stata recentemente interessata da un intervento di pulizia del giardino che l’ha resa nuovamente ben visibile dall’Aurelia, ma che non basta di certo per farla tornare agli antichi splendori. Altrettanto vale per l’illuminazione che l’attuale titolare del bar Alexandra (ai tempi Tea Room Alexandra) ha deciso di installare in via sperimentale e che dovrebbe, nei prossimi giorni, tornare a illuminare i resti dell’ex casinò in queste sere d’estate.

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