Nuovo PalaFestival, Vacchino tende la mano a Rai e Comune: «Se deve essere fatto valuteremo il nostro ruolo»

Il patron dell'Ariston sembrerebbe disposto a partecipare alla progettazione di una nuova casa per la kermesse canora

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Sanremo. «Se ci dovesse essere la necessità di realizzare un palazzo del Festival o dei congressi, pur trattandosi di una sfida economica di non poco conto, lo valuteremo». Il patron dell’Ariston Walter Vacchino tende la mano a Rai e Comune e qualora le sollecitazioni degli ultimi anni su un ammodernamento della casa del Festival dovessero diventare una richiesta concreta, sembrerebbe disposto a partecipare alla sua progettazione.

Walter Vacchino

Da parte sua, in attesa di sapere se la kermesse 2021 sarà confermata come consuetudine a febbraio, a Sanremo e nel suo storico teatro, Vacchino vuol farsi trovare pronto: «Ci faremo trovare pronti con una struttura tecnicamente aggiornata, sia per quanto riguarda la fibra che altri servizi così da rispondere alle disposizioni sanitarie e tutelare artisti e spettatori. Qualunque valutazione è comunque prematura, da qui a 8-9 mesi le norme potrebbero cambiare e in base alle disposizioni del momento ci adegueremo».

Il proprietario e direttore artistico del Teatro si adeguerà anche nel caso in cui la Rai dovesse accogliere le recenti critiche di anacronismo strutturale. «Dal ’77 ad oggi abbiamo ospitato la manifestazione creando di anno in anno nuovi spazi – spiega –. In questo lungo tempo la nostra struttura è cresciuta, sono stati aggiunti fabbricati e locali». Fabbrica in costante evoluzione, a ridosso del primo Festival Baglioni, nel 2018, l’Ariston ha allargato il suo perimetro inglobando la red room: 200 metri quadrati situati in una palazzina adiacente al teatro, in via Volturno, riservata ad accogliere conduttori e artisti prima di salire sul palco.

«Attualmente – aggiunge Vacchino – sono previsti nuovi lavori per l’installazione di ascensori per il collegamento verticale e per la realizzazione di un altro piano nella vecchia casa già aggiunta al palcoscenico e al Teatro. Il nostro primo obiettivo è di adeguare e migliorare la struttura esistente. Quando ci saranno determinate condizioni vedremo quale potrà essere il nostro ruolo e se ci sarà un nostro ruolo».

Torna così alla ribalta il caso Palafestival: quella struttura che doveva essere realizzata con una parte del contributo Rai (iniziato a versare nel 1991) e che nessuna amministrazione ha mai utilizzato anche solo per pensare a una sede alternativa all’Ariston. Un vecchio cavallo di battaglia di viale Mazzini e che è stato ripresentato questa primavera, al momento di discutere il rinnovo della convenzione tra Comune e Rai, in scadenza nel 2020.

E se i vertici della rete ammiraglia della tv di Stato sembrano cercare uno “sconto” sul quel corrispettivo da versare annualmente a Palazzo Bellevue, il PalaFestival “che non c’è” pare abbia trovato in Vacchino un nuovo alleato.

 

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