Mancato passaggio in provincia di Savona della Milano-Sanremo, Liguria Popolare: «Occasione persa per valorizzare il territorio»

«Le difficoltà sarebbero state molte ma riteniamo nessuna fosse insormontabile, perché in fondo il Tour de France partirà da Nizza fra poco più di tre settimane»

Genova. «Da qualunque punto di vista la si voglia vedere, il mancato passaggio della classicissima del ciclismo mondiale Milano-Sanremo nella provincia di Savona è un’occasione persa per valorizzare il nostro territorio e tutta la Liguria – dichiara il responsabile della provincia di Savona di Liguria Popolare Matteo Marcenaro – Infatti avrebbe potuto essere un’occasione per far capire che la Liguria non è irraggiungibile, un’occasione per far parlare le immagini delle nostre località turistiche in pieno fermento dopo la tragedia del Covid, poteva essere un’occasione che invece non ci sarà».

«Le difficoltà sarebbero state molte ma riteniamo nessuna fosse insormontabile, perché in fondo il Tour de France partirà da Nizza fra poco più di tre settimane – prosegue Marcenaro – certo che gli organizzatori avrebbero potuto fare qualche sforzo maggiore per venire incontro alle richieste del territorio. Sicuramente molte responsabilità di questo fallimento vanno ricercate in chi in questi mesi ha scelto di isolare la nostra Regione con le infinite code sulle nostre autostrade e in un Governo assente fino al limite della derisione con le frasi fuori luogo del Ministro delle Infrastrutture, ma certamente non avrebbero dovuto divenire un alibi per cancellare la corsa e lasciarsi sfuggire l’occasione per dire che la Liguria e la provincia di Savona nonostante tutto sono rinate e aspettano chiunque abbia la voglia e il piacere di venirci a visitare».

«Riteniamo siano assolutamente fuori luogo le manifestazioni di giubilo per la cancellazione a cui ci è toccato assistere con ostentazione da diverse parti – conclude Matteo Marcenaro – perché come detto prima, cancellare dalla nostra terra dopo 107 edizioni questa corsa è comunque una sconfitta a cui noi savonesi ci eravamo rassegnati solo sotto le bombe delle due guerre mondiali».