La storia di Villa Zirio ricostruita dal sanremese Andrea Gandolfo

Ospitò tra il novembre 1887 e il marzo 1888 il principe ereditario di Germania Federico Guglielmo

Sanremo. Lo storico sanremese Andrea Gandolfo ricostruisce un breve profilo storico-artistico della celebre Villa Zirio di Sanremo, celebre, tra l’altro, per aver ospitato, tra il novembre 1887 e il marzo 1888, il principe ereditario di Germania Federico Guglielmo.

«Villa Zirio, una delle ville storiche più importanti di Sanremo, ubicata in corso Cavallotti a fianco di Palazzo Bellevue, venne edificata nel 1870 su progetto dell’architetto Bérengier di Marsiglia, su commissione dell’avvocato Giovanni Battista Zirio, da cui la villa ha preso il nome, e appalto di Curti e Gibert. Il maestoso giardino che si distende ai piedi della villa, venne invece realizzato su disegno dell’architetto Lodovico Winter di Bordighera, a cura dei giardinieri Pin e Gullino, già fornitori del duca d’Aosta, e si contraddistingue per l’estrema accuratezza del suo stato di conservazione e la grande ricchezza dei suoi vivai. L’edificio, costruito con marmo bianco e pietra d’Arlès, presenta sulla facciata centrale una grande loggia, a cui si accede da due eleganti scalinate laterali, e le cui slanciate colonne sostengono un vasto terrazzo posto al livello del primo piano della villa. La facciata presenta anche un bugnato d’angolo, lesene, marcadavanzali e marcapiani molto sobri, che insieme a un armonico timpano di coronamento, contribuiscono a conferire un simmetrico equilibrio alla struttura edilizia.

Al centro della facciata orientale è collocato l’ingresso principale, da cui si entra nel piano nobile della villa. Dalla prima porta a sinistra di detto piano si accede a una splendida sala, arredata in stile Luigi XIV, dove ora si celebrano i matrimoni civili del Comune di Sanremo. Il soffitto a volta di questa sala, sobriamente decorato con eleganti stucchi dorati, è occupato, al centro, dal magnifico affresco del pittore genovese Francesco Semino, raffigurante Benvenuto Cellini alla corte di Francesco I re di Francia, costituito da sei leggiadre figure dipinte con colori molto accesi e contraddistinte da un marcato intimismo tonale, che il Semino desunse dalla scuola dei “grigi” genovesi, cui egli stesso apparteneva. Attorno a questo affresco vi sono quattro medaglie, sempre del Semino, raffiguranti le allegorie delle arti Pittura, Scultura, Architettura e Musica, in perfetta sintonia figurativa con l’affresco principale.

Adiacente a questa sala si trova il salone dei ricevimenti, realizzato in stile pompeiano, moresco e neorinascimentale, dove anticamente erano collocati due splendidi dipinti del pittore genovese Giovanni Battista Novaro. Sulla parete antistante la balconata della villa si trova un elegante camino sovrastato da una magnifica specchiera, cinta da una ricca cornice. Viene poi una sala in stile rinascimentale, attualmente sede del Consorzio Sanremo Congressi e Turismo, dove, in un ovale, è collocato un dipinto di Semino raffigurante l’Abbondanza, una leggiadra figura che versa da una cornucopia fiori e frutta ad alcuni putti e amorini sottostanti. Nelle quattro lunette il Semino dipinse quattro Stagioni, costituite da diverse splendide figure. A fianco di questa sala ne troviamo poi un’altra, realizzata in stile orientale, che oggi ospita la direzione dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo e che anticamente era detta “del biliardo”.

Dall’ampio atrio con pavimento in marmo, si accede al grande scalone, anch’esso in marmo, nella cui tromba si trova uno dei primi ascensori realizzati dalla ditta Stigler-Otis, e che conduce ai due piani superiori della villa. Il primo, in cui è collocato un altro splendido dipinto del Semino rappresentante la Primavera, è attualmente sede dell’Assessorato al Turismo e Manifestazioni del Comune di Sanremo e dell’Osservatorio per le Malattie delle Piante della Regione Liguria, mentre il secondo è occupato da appartamenti privati. Da un’altra porta, sita sempre nell’atrio, si accede invece negli scantinati della villa, dove una volta si trovavano svariate cucine, camere adibite a guardaroba e servizi vari.

I lavori in legno della villa furono realizzati dal Gemy di Marsiglia e poi dipinti ad olio dal Revertegat, mentre la tappezzeria cartacea venne fornita dal Saissi di Nizza, la pregiata mobilia dalle fabbriche Boyer di Marsiglia e Bolis di Milano, l’apparecchiatura bronzea dell’impianto del gas dalla fabbrica Barbedienne di Parigi. La grande ringhiera in ferro battuto dello scalone fu invece realizzata da Mario Meiffren, mentre le opere marmoree e i vari camini della villa dai marmisti Giulio Contini, Filippo Ghersi e dai fratelli Giordano. Affiancate all’edificio principale sono ubicate due villette laterali, che l’avvocato Zirio affittò nel 1873 al duca d’Aosta per il soggiorno del suo primo aiutante di campo, marchese Dragonetti, e per la sua segreteria personale, mentre ora sono destinate ad uso privato.

Villa Zirio, con i suoi dipinti, la sobrietà, e insieme ricchezza, della sua struttura architettonica e pregevole qualità artistica dei suoi interni, rimasti, pur con qualche leggera modifica, ancora quelli del secolo scorso, costituisce una delle più artisticamente e architettonicamente rilevanti e importanti ville d’epoca di Sanremo. Notevole risulta essere l’armoniosa simmetria della costruzione, nonché la grande ricchezza artistica dei suoi interni, soprattutto quelli del piano nobile, e l’estrema bellezza della sua struttura architettonica esterna, con i suoi marmi bianchi che ben s’intonano con l’ambiente circostante, in particolare con il ricco giardino che si distende ai piedi della villa.

La struttura architettonica della villa è dunque estremamente sobria ed elegante, caratterizzandosi per il fatto di essere “slanciata” verso l’alto, come viene ulteriormente sottolineato dalle colonne marmoree che si innalzano dalla balconata e contribuiscono a conferire a tutta la struttura edilizia una notevole elasticità architettonica. Per quanto concerne invece l’aspetto precipuamente figurativo del patrimonio artistico di Villa Zirio, si può quindi affermare che esso, pur inserendosi nell’ampia e importante tradizione pittorica e scultorea genovese, soprattutto con le opere del Semino e del Novaro, presenta una notevole originalità compositiva, grazie in particolare alla stessa collocazione delle opere principali, che traggono dal ricco ed elegante ambiente circostante una nuova linfa figurativa ed estetica.

Un cenno merita poi la figura di Francesco Semino, autore di alcune tra le opere più pregevoli di Villa Zirio. Il Semino, come già accennato, aderì alla scuola genovese dei “grigi”, affrescando numerose chiese e palazzi di Genova e città circonvincine, tra cui possiamo ricordare la cupola di Nostra Signora della Consolazione e Palazzo Cattaneo-Adorno a Genova, la chiesa parrocchiale a Nervi, la Certosa di Rivarolo, la chiesa di San Francesco della Chiappetta a Bolzaneto e la chiesa dei Santi Nicolò ed Erasmo a Voltri. Per le sue opere il Semino scelse preferibilmente tematiche storiche, allegoriche o religiose.

Per il suo patrimonio storico-artistico e architettonico, Villa Zirio si può quindi collocare, a ragion veduta, tra le ville più interessanti della città e dell’intero Ponente ligure, mentre l’analisi delle sue principali opere pittoriche e scultoree e della sua struttura edilizia, ne ha posto in evidenza il ruolo primario all’interno della produzione artistica e architettonica svoltasi a Sanremo nella seconda metà del XIX secolo» – scrive Andrea Gandolfo.