Decreti Covid-19, Condò (Civiltà Liberale): «E poi non ci sono soldi per garantire il minimo vitale ai cittadini»

«I professionisti iscritti agli albi non hanno avuto diritto ad alcun contributo a fondo perduto, ma in compenso una società costituita alla fine del 2019 e che non ha mai iniziato a operare ha diritto a un contributo di 2mila euro»

Sanremo. Le dichiarazioni di Alessandro Condò di Civiltà Liberale:

«Una semplice domanda: ma quali sono gli “esiti concreti” delle applicazioni dei Decreti del Primo Ministro della Repubblica Covid-19?

Sembra, dati ufficiali bancari (ABI), che 150mila domande per la cassa integrazione in deroga non siano state ancora evase; che il 50% delle domande inoltrate siano state anticipate dai datori di lavoro e che un altro 25% siano state anticipate da istituti bancari e finanziari e pure dai sindacati dei lavoratori dietro pagamento di una percentuale; sembra, sempre da dati ufficiali bancari (ABI), i numeri sui finanziamenti con garanzia statale sono lontanissimi dalla “potenza di fuoco” annunciata dal governo Conte2.

Come sembra che per i “bonus a pioggia” sia molto difficile accedervi: richieste di creazione pin, spid via telematica e complessità delle domande che portano i potenziali usufruitori a rinunciarvi e, inoltre, non è dato conoscere neanche la stima dell’effetto sull’economia nazionale.

Poi, pubblicamente si disincentiva pesantemente la riapertura delle attività vuoi con norme che quotidianamente vengono contraddette e rivisitate, così da rendere impossibile la vita alle imprese che hanno deciso di riaprire nonostante la certezza di ricavi ridotti.

Non solo per “facilitarli” nell’impresa non hanno diritto a nessuna agevolazione sul costo del personale, come ad esempio l’esenzione dal pagamento dei contributi previdenziali, e, dulcis in fondo, si pone il divieto di licenziamento (economico) prolungando la cassa integrazione in deroga, nell’incomprensibile aspettativa che una volta venuto meno il divieto di licenziamento i posti di lavoro vengano mantenuti anche in mancanza della cassa integrazione (difficile trovare una logica se pur politica).

Ma con il Decreto Rilancio, l’ultimo partorito dal presidente del Consiglio Conte, si superano tutti i precedenti nell’erogazione di denaro a fondo perduto. E’ notorio che i professionisti iscritti agli albi non hanno avuto diritto ad alcun contributo a fondo perduto (anche se effettivamente hanno perso fatturato e si sono trovati ad adeguarsi alle illogiche normative anti-Covid partorite dai “tecnici” del comitato del Governo (loro si hanno percepito un lauto guadagno che, per chiarezza, andrebbe reso pubblico), ma in compenso e in piena legalità una società costituita alla fine del 2019 e che non ha mai iniziato a operare ha diritto a un contributo a fondo perduto di 2mila euro.

Finito lì, no di certo! Una società priva di attività da anni (vale a dire che non opera) che, casualmente (!?), abbia emesso una fattura da un minimo di 100 euro, ha diritto a un contributo a fondo perduto di 2mila euro. Potrebbe bastare, dovremmo dire, ma no: una società che ha svolto una operazione fatturata nel mese di aprile 2019 da non meno di 300mila euro (anche se in attesa di chiusura) ha diritto a un contributo a fondo perduto di 60 mila euro.
E poi non ci sono soldi per garantire il minimo vitale ai cittadini».