Sanremo, Condò (Civiltà Liberale): «Ma dov’è finita l’infanzia?»

«Il governo Conte2 desidera fare dei bambini, quasi appena nati, dei “soldatini obbedienti” asserviti all’ideologia dominante del “politicamente corretto”»

Sanremo. «Ma dov’è finita l’infanzia?». Se lo chiede, in modo provocatorio, Alessandro Condò (Civiltà Liberale), che aggiunge: «Se ben ricordo i nostri bambini vengono mandati alla “scuola d’infanzia” per essere preparati in modo ludico a quel grande salto, di cui sono in genere molto felici, verso la “scuola primaria” e il compito della scuola d’infanzia, attraverso l’insegnante, è quello di contribuire alla formazione e allo sviluppo delle capacità cognitive, relazionali e psicomotorie del bambino tra i 3 e i 6 anni stimolandone la sua autonomia, creatività e apprendimento e rafforzandone l’identità, l’autonomia e le competenze (dei bambini), preparandoli alla scuola primaria: cioè aiutare i bambini attraverso schede ludico-didattiche di pre-matematica, logica, orientamento spaziale, pre-scrittura, grafica a prepararsi alla scuola dei “grandi”. Questa è la scuola d’infanzia».

«E invece cosa vogliono fare? – continua -. Pilotare, programmare, indottrinare fin dalla più tenera età con l’Educazione Civica e la Teoria Gender. Lasciate stare l’infanzia! Altro che agevolare la nascita di un “pensiero critico”! Il governo Conte2 desidera fare dei bambini, quasi appena nati, dei “soldatini obbedienti” asserviti all’ideologia dominante del “politicamente corretto”, in vista di quella “democratura” (democrazia-dittatura). Con l’insegnamento della teoria gender e dell’educazione civica nelle scuole d’infanzia sin dal terzo anno di età il disegno è limpido: la scuola deve formare “cittadini ordinati e obbedienti”».

E ancora: «Che la scuola si stesse spogliando di ogni sostanza culturale, mi era chiaro da molti anni e il risultato lo si vede: abbiamo ragazzi sempre meno in grado di scrivere, di analizzare, di leggere e comprendere ciò che viene letto, addirittura di parlare correttamente (l’uso della singola parola giusta al posto giusto) e la novità del ministero della Cultura e dell’Informazione che oggi si chiama ministero dell’Istruzione quale novità lancia (nel silenzio assordante dell’opposizione politica e dei diretti interessati: genitori e insegnanti di scuola d’infanzia)? A partire dal terzo anno di età nella scuola italiana s’insegnerà la teoria gender e l’educazione civica. Ma se il “messaggio” che il governo Conte2 voleva lanciare era quello che la scuola, sin dalla tenera età, deve formare “cittadini” oppongo che, prima di tutto, deve formare “persone”, nel più ampio senso possibile. Persone dotate di cultura e fantasia che da sempre permette all’essere umano la produzione di pensieri originali, anche rivoluzionari, e la capacità di inventare, creare, esplorando e studiando, ricercando. Lasciamo che i nostri bambini possano costruirsi un proprio pensiero e di avere una visione profonda delle cose…e il buon cittadino verrà da sé perché è contenuto nella persona libera di esprimersi e anche libera di dissentire».

«Alla scuola d’infanzia e ai suoi insegnanti – conclude – Lasciamo quello che è il loro compito (non politico) che riguarda l’insegnamento ai bambini dei valori universali: essere gentili, rispettare gli altri, essere leali e generosi, non prevaricare i compagni, rispettare l’autorità. Tutti valori che non s’insegnano attraverso “corsi appositi” ma attraverso l’esempio quotidiano e attraverso le materie di base, a partire dall’alfabetismo e delle prime operazioni matematiche. Sembrerà banale ma questo s’insegna nelle “classi d’infanzia”, senza bisogno di “linee guida” per gli insegnanti che dovrebbero essere aiutati “con apposite misure di accompagnamento” (leggasi insegnanti appositi per far apprendere ai bambini la teoria gender e l’educazione civica), come vuole il ministero della Cultura e dell’Informazione oggi denominato ministero dell’Istruzione. Chiamiamolo con i suoi giusti “appellativi”: ideologia e indottrinamento sin dall’età di tre anni. Spero solo che i miei figli, che ormai sono grandi, possano continuare a leggere ai loro figli le favole con il lupo cattivo, la principessa sul pisello, Pollicino e anche Robin Hood per poi seguire a far loro conoscere l’arte e la bellezza e, soprattutto, la libertà».