Professionisti non iscritti ad albi o ordini professionali, CNA Professioni: «Realtà poco conosciuta e per questo penalizzata»

L’osservatorio CNA sui professionisti: l’analisi e le proposte CNA sul tavolo del Governo

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Genova. Welfare, previdenza, equo compenso, tutela dei pagamenti e detassazione delle spese per formazione professionale: sono alcuni dei punti presentati agli Stati Generali da CNA Professioni. Un esercito che conta quasi 800mila unità: sono tanti i professionisti non organizzati in albi e collegi che CNA rappresenta.

Una realtà importante, eppure spesso penalizzata in modo ingiustificato. Come è avvenuto con i provvedimenti adottati in relazione all’emergenza epidemiologica e che, di fronte alle nuove sfide del mercato che si aprono con il dopo-emergenza, chiede le giuste risposte. Pur con la palese intenzione di voler coinvolgere tutti i professionisti, è chiaro che a leggere le disposizioni in merito all’accesso al fondo mutui prima casa o di garanzia PMI, per citare alcuni casi, questo mondo è ancora poco conosciuto e fatica a trovare l’attenzione che merita da parte del legislatore. Eppure dal gennaio 2013 c’è una legge, la Legge 4, che definisce chiaramente le caratteristiche delle professioni non ordinistiche.

L’osservatorio CNA sui professionisti: l’analisi e le proposte CNA sul tavolo del governo

Dal 2015 CNA Professioni produce annualmente un osservatorio sulle professioni della legge 4/2013, le cosiddette professioni non ordinistiche, che coinvolge 39 professioni diverse, rientranti in tre macro-settori di servizi: per il benessere, per le persone, per le imprese, con lo scopo di facilitare la lettura e la comprensione di questa variegata realtà in continua evoluzione. Una realtà che ha visto una forte crescita nell’ultimo decennio in considerazione della capacità del lavoro autonomo e professionale di rispondere ai nuovi bisogni della società, delle famiglie e delle imprese. E che può vantare punti di forza importanti, come la flessibilità, la velocità di risposta ai bisogni e l’alta specializzazione. Racchiude professionalità eterogenee e altamente qualificate, che operano in una vasta gamma di settori economici e investono grandi risorse in formazione; coinvolge sempre più giovani e conta molte donne. Eppure la loro protezione sociale è percepita essere molto debole. E questo perché i professionisti non iscritti a Albi e Collegi, che CNA rappresenta, non godono di ammortizzatori sociali e hanno scarsi strumenti di welfare e conciliazione.

Le caratteristiche peculiari di questo settore del mercato del lavoro evidenziano sia il loro ruolo strategico per la ripartenza della nostra economia, sia le loro fragilità e quindi le necessità impellenti di intervento: si può affermare che questi lavoratori autonomi, le Partite IVA, sono sicuramente tra le attività economiche più fragili, più esposte ai rischi di mercato, e quindi più colpite dagli effetti economici determinati dall’emergenza coronavirus.

CNA Professioni ha formulato dunque una serie di proposte avanzate durante gli Stati Generali del Governo, un incontro che è stata anche l’occasione per affrontare il tema del welfare e della questione femminile, soprattutto dopo l’esperienza Covid, e fare una prima riflessione sui temi del progetto di “Family Act”, che escluderebbe grandi platee di lavoratori e problematiche importanti.

Più volte la CNA ha sottolineato la necessità di individuare sedi e momenti di confronto permanenti tra le Istituzioni e le principali Associazioni di rappresentanza dei professionisti, anche per monitorare l’attuazione e l’efficacia dei provvedimenti adottati, quale la necessaria istituzione di un tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ad oggi non è stato ancora attivato nonostante la previsione normativa dell’articolo 17 della legge 81/2017, e che potrebbe rappresentare uno strumento di lavoro importante per formulare proposte ed indirizzi operativi in materia di politiche del lavoro autonomo, con particolare riferimento ai modelli previdenziali e di welfare, alla formazione professionale, alla qualificazione delle competenze alla individuazione dei paramenti per l’equo compenso.

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