Caos autostrade liguri, il presidente Toti firma ordinanza che obbliga i concessionari a garantire la mobilità

Atto politico forte del governatore che intende chiedere i danni anche allo Stato per i disagi arrecati ai cittadini e alle attività economiche

Genova. Code interminabili di giorno, gallerie chiuse la notte per permettere i lavori nei trafori, che si sommano alle decine di cantieri disseminati sull’intero tracciato dell’Autofiori da Ventimiglia a La Spezia. La pazienza del presidente Giovanni Toti sembra finita, tanto che questo primo pomeriggio il governatore, in un punto stampa straordinario, ha deciso di firmare un’ordinanza (ai limiti delle competenze dell’ente Regione) che obbligherà i concessionari a predisporre “immediatamente” un piano di recupero delle infrastrutture in cui siano contemperate le esigenze di sicurezza e di mobilità dei cittadini.

«Quello che stiamo banalmente chiedendo da settimane è che si mettano in sicurezza i nostri tratti autostradali ma allo stesso tempo che qualcuno di competente stabilisca la gradualità degli interventi senza che la Regione rimanga imprigionata dai cantieri. Avrei volentieri fatto a meno di questa ordinanza, ma vedere gente che fa il pic-nic sull’autostrada è una cosa indecente, ha commentato Toti.

Non possiamo aggiustare le gallerie tutte insieme, perché questo comporterebbe una violazione dei diritti costituzionali all’iniziativa economica e allo spostamento delle persone. Tale piano – continua il presidente – dovrà evitare che le gallerie, ovviamente, caschino sulla testa delle persone, ma dovrà anche evitare che le innumerevoli deviazioni che sono presenti sulle nostre autostrade provochino dei gravi incidenti o ritardino i soccorsi».

Oggi firmerò un’ordinanza, condivisa con i sindaci liguri, le Camere di Commercio e le Autorità portuali, per chiedere…

Pubblicato da Giovanni Toti su Lunedì 29 giugno 2020

Il forte segnale politico lanciato oggi da Giovanni Toti è stato concordato – come lui stesso ha riferito – con i sindaci liguri e le entità economiche della regione. Al provvedimento che verrà firmato a breve, si affiancherà la richiesta di un tavolo tra i concessionari (Autofiori), lo Stato e a tutti gli altri enti coinvolti, all’interno del quale stabilire i danni stimati e causati alla Regione Liguria e ai suoi cittadini, di quanto successo fino a oggi.

Il governatore ligure ha ricordato di aver «cercato di mitigare i disagi sia potenziando la rete ferroviaria – oggi siamo la regione che ha riattivato il maggior numero di treni dopo il lockdown, con tutto il servizio regionale di nuovo in campo e il 90% di quello interregionale che abbiamo chiesto di potenziare ulteriormente – sia proponendo ad Anas di accelerare i tempi di ripristino dei tratti di viabilità ordinaria interrotti da frane grazie ad un’ordinanza regionale di protezione civile a copertura degli interventi in danno ai privati. Siamo in attesa di una risposta».

Intanto, nei dettagli del discorso del presidente, è emerso che la chiusura di alcune gallerie di notte, decisa in queste ore dal concessionario delle autostrade, è dovuta a una circolare ministeriale del 1967 che impone, in presenza di problemi, di stoppare immediatamente la viabilità nei tratti interessati. Gli stessi contenuti dell’ordinanza che sarà firmata a breve, verranno riproposti in consiglio regionale. «Se ci troviamo in questa situazione – spiega Toti – è perché lo screening effettuato da Aspi su 23 gallerie tra gennaio e aprile è stato valutato insufficiente dal commissario del ministero delle Infrastrutture che, in applicazione di una circolare del 1967, ha previsto a metà maggio di ripetere gli screening, intervenendo contemporaneamente su tutte le 250 gallerie liguri a cielo nudo, quindi smontando le onduline, a prescindere da ogni gradualità dell’intervento in funzione delle eventuali anomalie riscontrate. Questa è una responsabilità che evidentemente i soggetti competenti, ministero e concessionario, non vogliono assumersi, ma questo metodo di controllo, in assenza di una tempistica di intervento legata alla gravità delle anomalie riscontrate, comporta la paralisi in cui ci troviamo».

«Se qualcuno dovesse impugnare l’ordinanza – prosegue Toti – dovrà assumersi la responsabilità di dire che i cittadini della Liguria non hanno diritto alla mobilità, alla sicurezza, alla salute e alla libertà d’impresa. Se le concessioni autostradali sono gestite dal ministero delle Infrastrutture in modo slegato dalla Costituzione, ne prenderemo atto. E, in quel caso, presenteremo un disegno di legge con i medesimi contenuti dell’ordinanza».

L’assessore allo Sviluppo Economico Andrea Benveduti ha sottolineato che «è il momento di farsi sentire in modo forte e deciso, di fronte a questa situazione insostenibile. Iniziamo con questo provvedimento di buon senso, avviando subito tutti gli ulteriori interventi che si possono mettere in campo: non ci sono più alibi, non c’è spazio per temporeggiare». «Oltre a questo, è indispensabile avviare le grandi opere che sono pronte a partire, in primis la Gronda autostradale. Fare sviluppo economico in questa situazione sta diventando impossibile, quasi una presa in giro», conclude Benveduti.

«Domani i sindaci liguri ai confronteranno con il ministro delle Infrastrutture. Porteremo, come richiesta del territorio, che dal 10 luglio due corsie in tutta la rete autostradale si garantiscano due corsie libere per ogni careggiata nella fascia oraria 6-22 e eventuali restrizioni solo durante l’orario notturno. Per noi sarebbe una soluzione accettabile per gestire l’attuale situazione critica» – ha dichiarato Bucci, sindaco di Genova e presidente di Anci Liguria.

«Condividiamo in toto la posizione di Regione Liguria. Abbiamo partecipato al tentativo bonario di applicare buon senso per mettere in sicurezza le nostre autostrade. Se questo ulteriore tentativo fallirà, la nostra risposta sarà alta e forte» – ha affermato Attanasio, presidente Camera di Commercio di Genova.

«Fa rabbia vedere che abbiamo un blocco su tutta la rete autostradale ligure e intorno a Genova per una circolare del 1967, mentre prima si era intrapresa una strada diversa. Improvvisamente, da metà maggio, tutto si è fermato. Per un anno e mezzo tutta la città e le sue forze imprenditoriali e istituzionali si sono spese dopo il crollo di Ponte Morandi per evitare che le aziende lasciassero Genova e ce l’abbiamo fatta perché Genova e la Liguria hanno avuto una grande credibilità, dimostrando che il nuovo ponte sarebbe stato ricostruito nei tempi previsti. Oggi fatichiamo e non so più cosa raccontare per convincerli a rimanere. Non possiamo firmare questa ordinanza ma lo faremmo volentieri perché siamo completamente allineati e sono convinto che la firmerebbero anche tutte le Confindustrie del nord ovest e non solo» – ha detto Mondini, presidente Confindustria Genova.