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Taggia Calcio, il difensore Andrea Cortese si racconta

«Il virus è stato un fulmine a ciel sereno, ha destabilizzato tutti. Non è una situazione facile da gestire e da vivere per questo speriamo che passi presto e si torni alla normalità il prima possibile»

Taggia. Il difensore Andrea Cortese, che da gennaio veste la maglia giallorossa, si racconta all’interno della rubrica “A tu per tu con..” della società.

Mi fai un riassunto della tua carriera?

«Per quello che si può definire carriera calcistica, allora: ho iniziato a tirare i primi calci al pallone all’età di 5/6 anni all’Ospedaletti. Poi sono passato alla Sanremese e dopo poco andato alla Carlin’s Boys per poi dopo qualche anno tornare a vestire il biancoazzurro fino a metà di questa stagione per poi passare al Taggia».

Oltre al calcio hai altri hobby?

«Certo che sì oltre al calcio adoro fare passeggiate e giri in bici immergendomi nella natura del nostro entroterra. adoro anche vedere e passare giornate con gli amici».

Squadra del cuore?

«La mia prima squadra del cuore è stata l’Inter, poi visto il cuore blucerchiato di papà sono diventato anche io Sampdoriano quindi seguo tutte e due con passione».

Giocatore del cuore?

«Il mio giocatore preferito è sempre stato Javier Zanetti ed ora ho un debole per De Light».

Altri sport che segui?

«Oltre al calcio sono uno sfegatato appassionato di rally, seguo con passione sia campionato italiano che mondiale e mi piacerebbe un giorno riuscire a fare qualche gara».

Sei un ragazzo “social”?

«Si mi ritengo social però stando sempre nei limiti».

Discorso serio, cosa pensi della situazione coronavirus?

«Purtroppo questo virus è stato un fulmine a ciel sereno, ha destabilizzato tutti creando a chi più e a chi meno problemi di ogni tipo. Non è una situazione facile da gestire e da vivere per questo speriamo che passi presto e si torni alla normalità il prima possibile con estrema cautela e saggezza».

È giusto che lo sport si sia fermato e secondo te finiranno i campionati?

«Sì, sono d’accordo che il campionato si sia fermato, è una situazione catastrofica, che nessuno avrebbe mai immaginato, hanno purtroppo perso la vita tantissime persone per questo motivo bisogna prendere le giuste precauzioni, per quanto sia importante lo sport è giusto che si sia fermato ed è giusto che se non ci saranno le condizioni non riprenda nemmeno, la vita e la salvaguardia delle persone sono più importanti».

Parliamo un po di calcio, mi fai un bilancio della stagione calcistica fino allo stop forzato?

«Prima dello stop sono approdato a Taggia a gennaio, mi sono trovato subito benissimo, ho ritrovato degli amici. Il mister e la squadra mi hanno fatto sentire partecipe e come se fossi a casa già dal primo giorno, stavamo andando bene e ci stavamo giocando il campionato con sudore e dedizione. A livello personale ho ritrovato alcuni stimoli e sono riuscito a inserirmi e conquistarmi del minutaggio importante. Peccato che questa bellissima parentesi che ho intrapreso con la maglia giallorossa si sia interrotta a fine febbraio con l’inizio della pandemia».

Cosa ti aspetti dal tuo futuro calcistico?

«Non penso mai troppo al futuro, un po’ per paura e un po’ per scaramanzia. Diciamo però che spero di coltivare questa passione per più tempo possibile mettendoci sempre passione e impegno e son sicuro che con la meritocrazia e un profondo impegno i risultati arriveranno».

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