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La maturità ai tempi del Covid-19, la parola ai protagonisti

Gli studenti dell'imperiese si preparano ad affrontare, senza ancora linee guida precise, l'esame di stato più incerto di sempre

Sanremo. La tanto attesa maturità 2020 è quasi alle porte, una maturità unica nel suo genere per via dell’emergenza sanitaria. Tutti parlano del suo arrivo, ma paradossalmente le modalità non sembrano ancora essere chiare. «Per ora abbiamo solo delle bozze, stiamo aspettando le linee guida definitive che dovrebbero arrivare tra qualche giorno. Le richieste che ci giungono dai ragazzi sono quelle di maggior chiarezza su quello che sarà l’esame» spiega Alberto Cavallucci, collaboratore del dirigente e coordinatore della didattica a distanza, presso l’Istituto Alberghiero Ruffini-Aicardi di Arma di Taggia.

Poichè la soluzione risulta quindi ancora poco chiara, oltre ai maturandi, abbiamo intervistato anche i loro insegnanti, per capire come si stanno muovendo al fine di salvaguardare il diritto allo studio e tutelare i loro ragazzi.

L’unica certezza, per ora, è che l’esame si terrà il 17 giugno e si prevede un colloquio di un’ora con ogni candidato (e i suoi due testimoni), che verrà interrogato, come spiega il professor Cavallucci, da una commissione interna formata da sei docenti e un presidente esterno. «Non si sa ancora con certezza se l’esame avverrà in presenza o in remoto – ammette il collaboratore – sembra si punti su una maturità in presenza e quindi stiamo anche valutando possibili location che abbiano spazi ampi e adeguati al rispetto delle norme».

Per ora, a quanto pare, le uniche disposizioni chiare prevedono un elaborato dello studente sulla materia di indirizzo e concordato con il docente di riferimento, una prima prova di italiano orale, una tesina sul Pcto ( l’ex alternanza scuola-lavoro) contenente le esperienze degli anni precedenti, delle domande su cittadinanza e costituzione e un colloquio orale che crei un collegamento tra le varie materie. Proprio su quest’ultimo punto, però, le modalità sono ancora confuse.

Gli studenti, di fronte a questa situazione disorientante, si trovano spaccati a metà. C’è chi rimane fiducioso e pensa che si tratterà di una prova più semplice, come confida Luca Ruggeri, 19 anni, dell’Istituto Ipsia G. Marconi di Sanremo: «Sicuramente sarà un esame più tranquillo e per chi non ama studiare potrebbe rivelarsi anche una fortuna, perché no» e chi invece non sa bene cosa aspettarsi come Giulia Contardo, 19 anni e maturanda presso l’ ITTL (Istituto nautico) di Imperia, che preferisce non fare pronostici visto le modalità ancora molto confuse. Punto di vista, quest’ultimo condiviso anche da un suo coetaneo dell’ ITS G. Marconi di Sanremo, Loris Malatesta, che è cosciente delle possibili difficoltà che potrebbero sorgere non essendo più abituati a interagire con insegnanti in carne ed ossa.

Relativamente allo smart working, invece, i pareri sono piuttosto convergenti tra gli studenti, che sono passati da un primo approccio un po’ ostico a una riorganizzazione della loro routine. Ovviamente a livello di apparecchiature si sono create delle disomogeneità ma, come spiegato da Alberto Cavallucci, queste sono state risanate tempestivamente attraverso delle procedure per chiedere dei soldi al ministero al fine di poter fornire pc e tablet a coloro che non ne erano in possesso.

Le prime settimane di chiusura delle scuole sono state vissute come una piccola vacanza da tutti ma, con il passare del tempo e il peggioramento della crisi sanitaria, è stato chiaro che le cose sarebbero cambiate definitivamente e a confermarlo sono proprio i giovani studenti. La frase che li accomuna è: «Alla fine la routine tanto odiata è quella che manca di più»; e addirittura Gaia Barberis, 19 anni, del Liceo G.D Cassini di Sanremo ammette: «Dopo la terza settimana sentivo che mi mancava qualcosa, la routine ora è un ricordo lontano. Non è più come prima, ora viviamo giorno per giorno».

A mancare sono anche paradossalmente i docenti, che ora sono visti diversamente dai loro alunni: «Sembra strano ma si sente la mancanza anche dei professori, con la didattica in remoto li sentiamo distanti e nascono anche delle forme di disagio che prima non esistevano» dice Loris Malatesta.

«Da una parte abbiamo la pressione per la situazione sanitaria che ci circonda – racconta Giulia Contardo – e dall’altra l’ansia della maturità e delle sue modalità. Non lo nego, ci sono stati momenti difficili in cui ho pensato di non farcela».

La pressione tra gli studenti, quindi, è alle stelle, tra le tante domande e le poche risposte di cui sono realmente in possesso, ma su una cosa sono tutti d’accordo: quello doveva essere il loro anno e lo hanno perso.

«Mille progetti che abbiamo visto andare in fumo – si rammarica Luca Ruggeri – ma sono sicuro che ci sarà il tempo per recuperare», a lui si accodano le opinioni di Gaia Barberis e di Loris Malatesta, consapevoli che in questo anno finale ci sono state delle cose che sono venute a mancare, dalla “festa dei cento” al viaggio di maturità, e che nessuno restituirà loro.

Leggiamo sulle loro facce un forte dispiacere per come sono andate le cose e anche un po’ di paura nel pensare al futuro. Purtroppo questi ragazzi, una volta varcata la soglia della maturità si ritroveranno, per chi non continuerà gli studi, faccia a faccia con il mondo del lavoro. Un mondo ormai dall’economia in ginocchio.

La loro paura più grande è quella di aver maggiori difficoltà in quanto, vista la semplificazione della maturità, potrebbero essere aggettivati come studenti di “serie B“, paura che un po’ spaventa anche il prof. Cavallucci e i docenti. Ovviamente i ragazzi non si sentono di definirsi tali, ma la paura dell’opinione esterna è altrettanto alta.

Per quanto riguarda un possibile annullamento dell’esame, che era echeggiato nei giorni precedenti, i ragazzi prendono le difensive. «Non sarebbe stato corretto, c’erano mille soluzioni per poter portare a termine l’anno scolastico. D’altronde è una situazione anomala per tutti, meglio così che non farla», questo è quanto sostiene Luca Ruggeri.

Infine Loris Malatesta conclude con un’affermazione accolta anche da Giulia Contardo e Gaia Barberis: «Non mi sento inferiore ai miei predecessori, ma ho paura che il mio voto, visto da fuori, sia considerato inferiore se paragonato allo stesso di un ragazzo che ha svolto una maturità tradizionale».

Per quanto riguarda gli insegnanti, invece, la didattica a distanza inizialmente ha comportato delle difficoltà, anche per via delle carenti conoscenze tecnologiche, ma poi è diventata una sorta di routine, trasformandosi in un’esperienza positiva e di arricchimento a livello personale. «Più di uno smart working inizialmente è sembrato un total working – ci confessa la professoressa Tullia Basaluzzo del Liceo Carlo Amoretti di Sanremo – ma poi si fa l’abitudine, è stata un’esperienza tutto sommato soddisfacente».

«Gli studenti si sono impegnati il più possibile, il livello di partecipazione era quasi pari a quello in presenza e ne sono felice – aggiunge la professoressa Francesca Billone del Liceo G.D Cassini di Sanremo – siamo a conoscenza dello sforzo dei nostri ragazzi, non è una situazione facile e l’attenzione tende a calare».

Anche i professori sentono la mancanza del rapporto diretto con i loro alunni, ma hanno cercato di risanare il più possibile questa lontananza. «Personalmente – dice la professoressa Basaluzzo – ho cercato di mantenere una sorta di continuità per non sottolineare il distacco. D’altronde il rapporto con gli alunni non si è azzerato, è solo cambiato e questo deve essere capito» e per certi versi, come ammette la professoressa Billone è risultata anche una piacevole scoperta: «Abbiamo fatto più amicizia».

Joele Corigliano, 19 anni, rappresentante della Consulta Provinciale per il Liceo Amoretti e il Liceo Artistico di Imperia, racconta: «Sono stati mesi molto confusionari, caratterizzati da tante voci di corridoio sulla maturità che poi si sono rivelate erronee. Il fatto che manchi ormai solo un mese e non si abbiano informazioni sicure è disorientante per tutti – e aggiunge – è stato da poco lanciato un sondaggio per vedere come gli studenti vivono questa situazione di disagio, ma ovviamente il risultato è ancora in fase di elaborazione».

Si unisce al coro anche la voce del presidente della Cps di Imperia, Yannick Renzetti, che tranquillizza: «La Consulta è uno strumento importante per gli studenti e con le altre Consulte liguri sono state avviate campagne per il diritto allo studio e per creare sensibilizzazione sul tema – e ribadisce – i nostri ragazzi non devono temere di essere definiti studenti di “serie B”, lo Stato li dovrà tutelare».

Ad accomunare tutti, ora, ovviamente, è la voglia di avere risposte più concrete sul da farsi e la paura verso un futuro incerto.

(Articolo redatto sotto la supervisione della redazione di Riviera 24)