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Finisce la latitanza di Enzo Agazzi, il truffatore di anziani arrestato dai carabinieri di Imperia foto

Era scomparso lo scorso 17 febbraio, dopo l'arresto dei due complici

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Imperia. I carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Imperia, al comando del capitano Davide Leo, sono riusciti a “braccare” Enzo Agazzi, 57 anni, inducendolo a costituirsi presso gli uffici del comando compagnia di viale Giacomo Matteotti.

È così terminata ieri, intorno alle ore 16.30, la latitanza del “re” della truffa: scampato alla cattura il 17 febbraio, giorno in furono arrestati, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip e Tribunale di Imperia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, i due complici: Michele Costa, 39 anni, e Francesco Franco, 23 anni. I tre erano gli autori di furti in abitazione e truffa in danno di anziani messi a segno in Emilia Romagna, Toscana, Liguria e Lombardia.

Nome noto da tempo alle forze dell’ordine, Agazzi si era dato alla latitanza dopo l’adozione di tre custodie cautelari emessi dai gip di Imperia, Savona e Pesaro.

L’ARRESTO. Tre mesi ininterrotti di attenta attività investigativa condotta attraverso tradizionali servizi di osservazione, controllo e pedinamento, effettuati anche con l’ausilio di sofisticati dispositivi tecnici, hanno portato all’arresto dell’uomo. Arresto con cui giunge a conclusione l’indagine “COPS” così chiamata dagli investigatori della Sezione Operativa di Imperia per rievocare il modus operandi della banda: una tecnica ormai collaudata che ha fruttato ai malviventi quasi duecentomila euro. Mentre gli altri due complici garantivano il sostegno logistico e operativo, facendo da “palo” o autisti, Agazzi si presentava presso abitazioni di persone anziane come Maresciallo dei Carabinieri o della Guardia di Finanza incaricato di indagare su un giro di banconote false, precisava alle povere vittime che erano state oggetto di truffe da parte di impiegati infedeli degli Istituti di Credito ove avevano il conto corrente e chiedeva quindi di visionare il denaro presente per verificare se fosse falso. Le ignare vittime non esitavano a porre sul tavolo della cucina le banconote.

Dimostrando una eccezionale pervicacia nel delinquere tratteneva la maggior parte delle banconote asserendo che erano false, restituendo soltanto gli spiccioli.

Non contento chiedeva di visionare anche oggetti e monili preziosi che le vittime consegnavano senza alcuna esitazione, quindi diceva di dover recarsi nella autovettura di servizio che era parcheggiata nella pubblica via per poter effettuare un accertamento più approfondito con l’impiego di un dispositivo laser che ne attestava la genuinità. Subito dopo si allontanava indisturbato con il malloppo.

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