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Fine lockdown nell’Imperiese, parrucchieri pieni ma prezzi su. Bene i bar, incertezza per ristoratori e balneari

Fase 2: il punto dal capoluogo, Sanremo e Ventimiglia con le categorie e gli esercenti

Sanremo. Bilancio in chiaro scuro per il primo giorno di fine lockdown e conseguente riapertura di tutte le attività commerciali della provincia di Imperia. A segnare il record di presenze in termini di prenotazioni sono stati i parrucchieri, seguiti subito dopo dagli estetisti. Entrambe le categorie, che più di tutte le altre avevano protestato per la chiusura forzata, hanno registrato ieri il tutto esaurito, nonostante fosse lunedì mattina che in tempi normali sarebbe stato di riposo.

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Tra gli esercizi con più misure di sicurezza da rispettare (prevista l’igienizzazione dei locali a ogni ingresso, appuntamenti solo su prenotazione, smaltimento dei residui delicato da gestire), i parrucchieri hanno segnato un altro record, anche se negativo. Sono stati gli unici a praticare aumenti sulle tariffe ante-Covid che oscillano, in media, dai 7 ai 10 euro a prestazione. Un incremento valutato come eccessivo da molti e che, secondo le associazioni di settore, si sarebbe dovuto contenere nei 3-4 euro. Addirittura si sono registrati casi di parrucchieri che si sono fatti pagare anticipatamente la prestazione. Quest’ultimo forse un comportamento esagerato, visto che la domanda è alle stelle e tutti, prima o poi, saremo costretti a regolare capelli, barba o baffi.

Altro segnale positivo lo hanno dato i bar. Favoriti dal rodaggio fatto con il takeaway, ieri sono ripartiti in media il 60-70% di questo tipo di attività. I tavolini dei dehors, sopratutto nei punti baciati dal sole e nelle vie principali, sono stati presi d’assalto: la tazzina di caffè per l’italiano si conferma irrinunciabile.

Chiudono il cerchio i ristoratori e i balneari, sostanzialmente non pervenuti. Tra i primi sono meno del 10% quelli che hanno scelto di riaprire le cucine ieri, percentuale che si avvicina allo zero se si parla delle spiagge. Troppe incertezze continuano a pesare su entrambi i settori. I ristoratori sono preoccupati dal protocolli di distanziamento sociale, norme che per essere decifrate accuratamente richiedono tempo. C’è poi il problema del turismo oltre regione e d’oltralpe: senza il mercato dei francesi che rappresenta un buon 50% del fatturato per chiunque di loro, è difficile ipotizzare una vera ripresa dell’economia locale che ruota intorno al cibo. Una notizia che invece ha rincuorato i balneari è stato lo slittamento al 15 giugno (era ai primi del mese) della scadenza regionale entro la quale gli stabilimenti devono essere tassativamente aperti: sono tanti i lavori da portare ancora a termine e nessuno, al momento, sarebbe stato in grado di preparare l’avvio della stagione per tempo.

Una sintesi della situazione la fa il segretario provinciale di Cna Luciano Vazzano: «Abbiamo registrato tra i nostri associati tanto entusiasmo, soprattutto tra i baristi, i parrucchieri e gli estetisti. I balneari, invece, attendono ancora di essere ricevuti dai sindaci per capire come trattare il tema dei canoni e della responsabilità dei tratti di spiagge libere. Speriamo che gli enti locali comprendano quanto sia necessario rinegoziare, se non addirittura annullare, i canoni. In termini di linee guida da seguire, tutte le categorie sono accumunate da una penalizzazione generale di spazi. Tuttavia poteva andare anche peggio, viste le prime indicazioni fornite dell’Inail.

Per quanto concerne la ristorazione, i nostri associati hanno in stragrande maggioranza deciso di aprire a giugno. Chi faceva l’asporto continuerà a farlo, ma bisogna capire, prima di tornare alla “normalità”, come gestire le casse integrazioni dei dipendenti – finanziate per altre 5 settimane – e il discorso delle frontiere, assolutamente fondamentale. Il nostro cliente principale degli ultimi anni è il turista francese: quando i confini saranno riaperti allora si apriranno delle vere prospettive.

Tornando agli estetisti e ai parrucchieri, categorie che ci stanno particolarmente a cuore e che abbiamo seguito con passione in questa fase di emergenza, dobbiamo richiamare all’attenzione quei Comuni che ancora non hanno liberalizzato giorni e orari di lavoro. Sanremo in testa».

Dalla rete d’imprese Sanremo On è il presidente Roberto Berio a commentare l’andamento del primo giorno: “Ieri molte attività, in particolare negozi, bar e parrucchieri, hanno ripreso a lavorare. Un inizio tranquillo anche se proficuo ma che ha soprattutto rivelato la grande voglia delle persone di uscire dal lungo lockdown. Nel fine settimana apriranno diversi ristoranti ed altri lo faranno a fine mese.
Ora il messaggio è quello di guardare avanti, sostenendo il Made in Italy e tornando a frequentare tutte le attività locali per far girare l’economia. Le attività di Sanremo On sono pronte ad accogliere concittadini e clienti con la consueta cortesia e professionalità”.

Imperia. Dal capoluogo il bilancio del primo giorno post-lockdown lo descrivono bene Fipe-Confcommercio e i presidente dei Civ di Porto Maurizio Riccardo Caratto e NuovoOneglia Tiziana Ameglio. Spiega Enrico Calvi: «Molte attività ieri sono rimaste chiuse anche perché le regole sono arrivate solo all’ultimo momento. C’è poi anche un po’ di comprensibile cautela in quanto alla fin fine alla base c’è un problema sanitario. Il virus è sempre presente e non bisogna dimenticarlo. Dopo il lungo lockdown ci si avvicina con calma alla ripresa delle attività confidando nel rispetto delle regole da parte di tutti perché una nuova impennata di contagi sarebbe un disastro sul piano sanitario ed economico. Le prossime settimane saranno decisive, ci si avvicina, infatti, alla festa del 2 giugno e poi alla riapertura dei confini regionali e nazionali. Confidiamo di andare a regime nei tempi opportuni».

Da Porto Maurizio dice Riccardo Caratto Civ: «Si respirava un bel clima in via Cascione e dintorni, direi che persone ne sono transitate tante e direi tutti molto educati nel rispettare prescrizioni a proposito di distanze e utilizzo dei dispositivi di protezione. Qualche problema in più lo hanno avuto i colleghi dei bar a causa degli obblighi di prendere i dati dei clienti. È stato il giorno zero di un periodo complesso col quale occorre imparare da subito a convivere».

Tiziana Ameglio (NuovOneglia): «Molta gente è tornata ad animare il centro di Oneglia ma è nomale dopo un periodo di chiusura così lungo che siano delle esigenze da soddisfare. La nota stonata è l’inquinamento da auto e moto che è tornato a salire, occorre trovare delle soluzioni alternative per tutelare la salute di clienti e di noi operatori».

 

 

(Il punto dai ristoranti)

Ventimiglia e Bordighera. E’ in generale positivo il bilancio di commercianti e gestori di locali dediti alla ristorazione nell’estremo ponente ligure. Non tutti hanno già aperto, ma la maggioranza degli aventi diritto hanno alzato le saracinesche pronti ad accogliere, con entusiasmo, i clienti. «Non ho avuto ancora un vero e proprio confronto con i miei colleghi – dichiara Gianluca Berlusconi, presidente di Confcommercio Bordighera -. Ma devo dire innanzitutto che in generale ho visto comportamenti corretti sia da parte dei commercianti, che si sono adeguati alle normative, che dei clienti». Berlusconi conferma che i cittadini «hanno ancora un po’ di timore nell’uscire di casa, ma questo è comprensibile – dice -. Ritengo che abbia aperto circa il 70 per cento degli aventi diritto. A restare chiusi ci sono ancora bar, ristoranti e stabilimenti balneari che stanno finendo di adeguare i propri locali». «Noi come Confcommercio ci siamo attivati, già in tempi non sospetti, per dare direttive generali ai nostri associati in modo che si potessero preparare alla riapertura – spiega -. E così è stato fatto: i commercianti si sono preparati a contingentare gli ingressi, a ricevere su appuntamento, fornirsi di gel igienizzanti e mascherine».

Unica criticità, secondo Gianluca Berlusconi, sono gli assembramenti di persone davanti ai locali che distribuiscono alimenti e bevande, anche da asporto: «Anche se i gestori dei bar e degli esercizi commerciali chiedono di non sostare davanti ai locali, e hanno messo anche appositi cartelli – dice – Alle persone viene naturale ritrovare momenti di convivialità, magari durante l’aperitivo. Speriamo che gli esercenti non incappino in sanzioni per questo». In generale, comunque, il comportamento delle persone è ligio alle regole: le file davanti ai negozi sono ordinate, tutti hanno la mascherina sul viso e alcuni anche i guanti. «Abbiamo fatto tutto quello che ci è stato richiesto per far sentire i nostri clienti al proprio agio – dichiara Laura Pastore, consigliere comunale e commerciante di Bordighera -. Ora bisogna che le persone diano una mano al commercio locale, per fare in modo che riparta tutto. Noi ci siamo, abbiamo voglia di lavorare, abbiamo tante belle cose da proporre ai clienti e non vediamo l’ora di mostrare le nostre collezioni».

Un plauso ai commercianti arriva dall’assessore al Commercio di Ventimiglia Matteo De Villa: «Ho notato abbastanza entusiasmo in questa riapertura – dice -. Il 20/30 per cento delle persone ha ancora un po’ di timore, magari nell’andare al ristorante o al bar, ma bisogna fare un plauso a chi gestisce le varie attività, per come ha preso tutte le precauzioni del caso. C’è chi ha acquistato macchine per la sanificazione, chi ha cambiato la disposizione di merce o tavolini del dehors. In generale si percepisce tanta positività e voglia di lavorare». 

(Fine del lockdown a Bordighera)

E’ risaputo, però, che il tessuto commerciale di Ventimiglia si basa principalmente sui francesi, che ancora non possono raggiungere la città di confine: «Attendiamo con ansia il 3 giugno – aggiunge l’assessore – Giorno in cui i francesi potranno, a quanto sembra, tornare a Ventimiglia». Si dovrà attendere anche per quanto riguarda il Mercato del Venerdì: «Probabilmente il primo potrà essere quello del 5 giugno – anticipa De Villa -. Essendo il mercato con più affluenza insieme a quello di Sanremo, ed essendo dislocato in varie zone, non è facile da tenere sotto controllo».  Prima della riapertura, dunque, l’amministrazione comunale avrà un incontro con le associazioni di categoria e uno con la Prefettura per decidere il da farsi. «Di certo il mercato non aprirà prima del 2 giugno», conclude l’assessore.

(Riapre il mercato di Vallecrosia)

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