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Cancellerie chiuse e discussione difficile, il processo Feola va a settembre

Per la morte dell'imprenditore due bagnini alla sbarra per omicidio colposo

Imperia. Rinviata l’udienza di discussione al processo per la morte Mauro Feola. Stamattina si sarebbero, infatti, dovute tenere le discussione finale ed era prevista la sentenza.

Lo ha stabilito il giudice Laura Russo su istanza congiunta del pubblico ministero Maria Paola Marrali e dell’avvocato Erminio Annoni difensore dei due imputati, gli ex bagnini Aldo De Notaris, 68 anni e Caterina Pandolfi.

Le disposizioni antidiffusione del coronavirus disposte dal presidente del Tribunale Eduardo Bracco, hanno comportato la chiusura della cancelleria e quindi la difficoltà delle parti di consultare gli atti e le perizie, la complessità nel conferire con i clienti vista l’impossibilità di spostarsi da casa. Inoltre, pubblico ministero e difensore avrebbero dovuto pronunciare requisitoria e arringa finale indossando la mascherina e, trattandosi di un caso di omicidio colposo, i loro interventi non si sarebbero potuti esaurire in pochi minuti, quindi con grande disagio. Trattandosi, comunque, di omicidio colposo non c’è pericolo di prescrizione.

De Notaris e Pandolfi sono chiamati a rispondere di omicidio colposo in concorso per la morte di Mauro Feola, l’imprenditore di dianese di 50 anni annegato nel tratto di mare antistante i bagni Papeete Beach di Oneglia nel luglio 2015.

Nel frattempo si era registrata l’uscita di scena delle parti civili: i familiari di Feola hanno, infatti, in occasione dell’udienza che si è tenuta nel febbraio scorso comunicato in aula di aver ricevuto da parte della compagnia assicuratrice, l’Unipol Sai, il risarcimento dei danni. L’ammontare complessivo si aggira sui 400mila euro.

Mauro Feola si era gettato fra le onde per soccorre il figlio che allora aveva 15 anni e che era in difficoltà mentre faceva il bagno con il mare agitato. L’imprenditore era riuscito a spingere il ragazzo fuori dall’acqua, ma era stato poi trascinato via dalla furia mare.

Secondo il pubblico ministero Maria Paola Marrali quel giorno di luglio, i bagnini avrebbero dovuto, effettuare l’analisi delle condizioni dei fondali della baia e dotarsi preventivamente di strumentazione facoltativa quale caschetto e rescue tube, circostanze che sono state, inserite nel capo di imputazione.