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La festa

Bordighera, messa a porte chiuse per celebrare il patrono. Vescovo Suetta: «Pandemia ci ha fatto eremiti come Sant’Ampelio» fotogallery

«E’ vero che questa costrizione può aver causato anche situazioni spiacevoli, ma forse il fare un inventario per capire bene che cosa sia essenziale nella nostra vita, questa credo che sia una grazia»

Bordighera. Una celebrazione eucaristica a porte chiuse, con solo pochi fedeli, rappresentanti di associazioni varie del tessuto sociale e della comunità bordigotta per festeggiare Sant’Ampelio: si è svolta stamane, in diretta su Facebook, la messa per il santo patrono amatissimo da Bordighera. Celebrata dal vescovo diocesano Antonio Suetta, la funzione è stata animata dall’organista Marco Peron.

Presenti il sindaco, Vittorio Ingenito, il comandante della polizia locale, Attilio Satta, rappresentanti dell’associazione dei pescatori, che in tempi normali portano in processione statua e reliquia del santo, e della confraternita di San Bartolomeo degli Armeni di Bordighera Alta.

Pochissimi i fedeli che hanno avuto accesso alla funzione, celebrata a porte chiuse per rispettare i dispostivi di distanziamento sociale previsti dai dpcm del governo Conte per arginare l’emergenza Covid-19. Quest’anno Bordighera dovrà rinunciare alla processione in onore del santo e a tutti i festeggiamenti laici, che fanno da contorno a quelli sacri: niente spettacolo pirotecnico, niente festino con le serate danzanti. Annullata anche la Marcia delle Palme di U Risveiu Burdigotu, che ogni anno raccoglie migliaia di adesioni e chiude, tradizionalmente, la settimana dedicata al santo patrono.

«Penso alla situazione limitante, e per questa ragione anche un po’ triste, in cui quest’anno celebriamo la festa di Sant’Ampelio – ha detto il vescovo nella sua omelia -. Naturalmente è una cornice che non ci piace proprio del tutto. Chiaramente avremmo preferito evitarla per tante ragioni. Ma, se vogliamo accostarci a questo momento di pandemia non soltanto con l’approccio che purtroppo è stato così diffuso nei nostri cuori e nei cuori di tante persone, che è l’approccio dell’apprensione, dell’angoscia, della paura, del dolore. Non possiamo e non vogliamo dimenticare tutti coloro che in questa grave situazione sanitaria sono rimasti pesantemente colpiti, in primo luogo penso a coloro che sono morti, penso alle persone che piangono i loro cari defunti, penso alle persone che hanno vissuto la malattia o che ancora sono ammalati, e penso ancora a tutte quelle situazioni di ricaduta dal punto di vista sociale, occupazionale ed economico che questa grave pandemia sta producendo nel nostro contesto comunitario e sociale. Ovviamente questo è stato purtroppo l’approccio prevalente e anche l’approccio più pesante. Dobbiamo però considerare un altro aspetto che ha rivelato grandi risorse nel cuore, nelle persone, e anche di tante buone istituzioni civili e sociali: cioè quella spinta alla reazione che si è espressa soprattutto come fiducia, come speranza, come buona volontà molto concreta e più ancora come solidarietà, come capacità di tendere la mano per aiutarsi vicendevolmente prestando attenzione soprattutto ai più deboli e ai più fragili». 

E ancora. «Ma c’è un ulteriore approccio che è quello su cui vorrei soffermarmi ora un momentino insieme con voi, che è l’approccio che io chiamerei “sapienziale”, cioè c’è una lettura delle cose che deve andare oltre la materialità e la contingenza dei fatti. Materialità e contingenza dei fatti ci assalgono con il carattere dell’urgenza perché è necessario reagire con prontezza ai pericoli che incombono. C’è un aspetto che invece chiede un po’ più di calma interiore, il raccoglimento, il silenzio, la riflessione ed è appunto l’approccio sapienziale alla realtà che stiamo vivendo. Questo approccio ci consente oggi di accostare la figura e la testimonianza di Sant’Ampelio in quella che è stata la nota caratteristica della sua umanità e della sua santità. Perché Sant’Ampelio è stato fondamentalmente un eremita, noi in questo periodo, per necessità e non per scelta, abbiamo sperimentato a tratti alcuni aspetti della vita eremitica. Ad esempio il distanziamento sociale, che non solo ci fa tenere distanze fisiche precauzionali, ma impedisce tanti altri momenti di condivisione insieme, ci fa sperimentare soprattutto con la drasticità di come è avvenuto, quella forza interiore che la vita ermetica richiede ed esprime».

«La figura di Sant’Ampelio – ha concluso monsignor Suetta – Ha qualcosa di speciale da dire al nostro cuore che potremmo tradire con quel proverbio semplice ma vero nel suo insegnamento profondo, che dice: “Non tutto il male vien per nuocere”. Ed è segno di intelligenza, è segno di profondità spirituale, di impegno e responsabilità fare in modo che anche le situazioni critiche e negative, come quella che stiamo attraversando, possano produrre nella nostra vita, frutti di bene se sappiamo coglierne il tesoro nascosto, che credo sia questa dimensione sapienziale delle cose, che ci ha costretto, per dirlo in maniera molto semplice ma molto vera, a fare un inventario nella nostra vita. La nostra vita è tanto ingombrata da tutta una serie di preoccupazioni, responsabilità, attenzioni, che ne costituiscono la trama e il tessuto. Molto spesso, anche senza colpa, perché spesso ci si adatta e ci si abitua dentro le situazioni, queste cose tendono a debordare dal loro posto e a divenire, alcune di esse, anche infestanti, perché ci sono tante realtà nella nostra vita e non tutte hanno lo stesso valore, la stessa importanza e alcune cose anche di per sé buone, se non le governiamo, tendono a prendere il sopravvento.  E’ vero che questa costrizione può aver causato anche situazioni spiacevoli, ma forse il fare un inventario per capire bene che cosa sia essenziale nella nostra vita e che cosa invece sia accessorio e dunque può essere rimandato: questa credo che sia una grazia».

«E’ la fede che ci guida e che ci porta alla verità tutta intera – ha detto il parroco don Luca Salomone -. In questi mesi tanta gente è salita qui a Bordighera Alta per pregare Sant’Ampelio e il santo ha messo la sua preghiera per la nostra città: siamo tra le meno colpite. E allora vogliamo continuare a pregare, non perché siamo migliori di altri, ma perché dobbiamo credere nei segni: quelli che ci sembrano più belli, quelli che ci sembrano meno belli, ma sono segni di Dio». 

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