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“Lo Stato ci ha abbandonato”, da Sanremo si alza la voce delle imprese pronte a scendere in piazza

Su Facebook nasce un gruppo che riunisce commercianti, partite iva e cassintegrati

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Sanremo. Imprenditori locali, professionisti, artigiani, insomma tutto il mondo dei piccoli commercianti e delle piccole partite Iva si sta riunendo nell’ultima delle iniziative social del momento. Un gruppo che si definisce “Movimento Imprese Italiane” (guardando, forse, molto al di là del proprio bacino d’utenza) è nato dai fondatori Maurizio Pinto e Alessio Graglia, due noti commercianti matuziani e al momento conta quasi 500 iscritti.

Lo spazio virtuale si propone l’obiettivo, a sentire le dichiarazioni postate nei videomessaggi pubblicati all’interno del gruppo Facebook, di “protestare” pacificamente a nome di quelle imprese e di quei lavoratori che si ritengono insoddisfatti delle misure prese finora dal governo. Da chi non ha ancora ricevuto i famosi 600 euro a chi aspetta con ansia la cassa integrazione. Una protesta che, nelle intenzioni dei fondatori, potrebbe sfociare anche in un movimento di piazza di tutti coloro che “si senteno abbandonati dallo Stato”.

A rafforzare le proprie pretese, formulate spontaneamente al di fuori dei circuiti delle associazioni di categoria, c’è un manifesto, scritto allo “scopo di risvegliare un sentimento di rivalsa. Non è possibile che dobbiamo sempre stare zitti – spiega Pinto, titolare di un negozio di abbigliamento -, senza poter far valere i nostri diritti. Ci hanno fatto l’elemosina e poi ci hanno mandato in banca a indebitare le nostre imprese per poi farsi pagare le tasse.

Vogliamo chiedere cinque punti fondamentali: finanziamenti a fondo perduto alle aziende, sostegno per quelle che dopo le riaperture dovranno obbligatoriamente adeguarsi alle normative del distanziamento sociale e sanificare gli ambienti, esame sierologico per tutti i dipendenti e che il termine previsto della cassa integrazione vada a coincidere con l’apertura della attività. Infine, che le tasse non siano posticipate ma sospese per almeno sei mesi: che sia lo Stato a indebitarsi per garantire il sostegno alle imprese e al lavoro”.

E poi l’appello che non si sentiva più dall’inizio dell’emergenza: Vogliamo andare a manifestare nelle piazze il nostro dissenso.

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