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L’A.N.P.I. Arma di Taggia e Valle Argentina celebra il 25 aprile foto

Uno scritto, per non dimenticare il recente passato italiano e la nascita della Costituzione

Arma di Taggia. Per celebrare il 25 Aprile in un momento così difficile per il nostro Paese, l’A.N.P.I. “Arma Taggia e Valle Argentina” ha deciso di tenere un “profilo basso”, in segno di rispetto per le migliaia di vittime del Covid-19 e per gli amministratori e il personale del Comune di Taggia e della Valle Argentina, trovatisi d’improvviso in una situazione particolarmente delicata proprio a causa del virus. Ma “profilo basso” non significa assenza! Anzi! La nostra Associazione, pur con il rammarico di non aver potuto organizzare il Concorso per le scuole medie intitolato alla memoria del comandante Erven (Bruno Luppi), rinviato al prossimo anno, vive questo 25 Aprile con profonda partecipazione e – attraverso questo comunicato – vuol testimoniare la propria presenza e ribadire l’importanza di ricordare i Partigiani che hanno lottato per liberare l’Italia dal nazifascismo, di commemorare i “morti per la libertà”, cioè le vittime di quella Guerra (non già i morti per imporre la dittatura, cioè i carnefici), di custodire la Costituzione e, con essa, la democrazia, contro il pericolo di nuove derive autoritarie.

La nostra Costituzione è tutta profondamente antifascista: ogni sua disposizione rappresenta l’esatto contrario di ciò che fu il fascismo. Le parole democrazia e fascismo sono termini radicalmente inconciliabili, così come le parole democrazia e pari dignità sono inconciliabili con ogni forma di razzismo. Se questo nostro popolo studiasse di più la storia, e avesse la memoria meno corta, non vi sarebbe bisogno di ribadirlo ogni volta. Ricordiamo un solo esempio: il 18.9.1938 Benito Mussolini preannunciò a Trieste, in piazza Unità d’Italia, l’imminente promulgazione delle leggi razziali sul territorio italiano (R.D. 17.11.1938). Durante quel discorso, il duce pronunciò fra l’altro le seguenti parole: “Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà.” Qui il “duce” rivendicò con orgoglio il suo personale impegno di elaborazione di un disegno razzista e il fatto di averlo ideato prima di Hitler. Mussolini fu davvero il primo governante europeo a varare – nel 1937 – una legge dello Stato contro le convivenze miste bianco-nero in colonia. Fu sempre lui a varare l’1 e il 2.9.1938 i provvedimenti contro gli stranieri ebrei e gli studenti ebrei più gravemente persecutori di quelli fino ad allora emanati dal Führer. Gli storici ormai concordano sul fatto che la legislazione razzista del 1937-1938 fu il punto di arrivo di un processo maturato dentro il fascismo e alimentato dal fascismo. Quindi, è doveroso stigmatizzare l’ennesimo goffo tentativo di trasformare la festa di Liberazione nella giornata per ricordare i caduti di tutte le guerre e del Covid 19 con la canzone del Piave in luogo di Bella ciao.

Bella Ciao è, e resterà, l’inno non solo dell’ANPI, ma di tutti gli Italiani liberi, qualunque sia la loro idea politica, purché rigorosamente antifascista. Quest’anno la canteremo “sottovoce”, ma con immutate intensità ed emozione, in nome della Resistenza, in cui affonda le sue radici la nostra Costituzione, che – come scriveva Piero Calamandrei – «È la carta della propria libertà, la carta, per ciascuno di noi, della propria dignità d’uomo». Massimo Corradi (Presidente A.N.P.I. Arma Taggia e Valle Argentina)