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Il Consiglio di Stato non si è pronunciato, Bordighera non cede a Rivieracqua

Preoccupano gestione impianti, rincaro prezzi e destino degli operai

Bordighera. Con un patrimonio, tra depuratore e acquedotto, stimato in 9milioni di euro, l’ingresso in Rivieracqua del Comune di Bordighera potrebbe risanare parte dei debiti che la società consortile per azioni a capitale totalmente pubblico, creata nel 2012 per gestire il Servizio Idrico Integrato nell’Imperiese, ha accumulato negli anni. Una soluzione, questa, che l’amministrazione comunale respinge con forza.

Lo ha sottolineato il sindaco Vittorio Ingenito nel corso della commissione consiliare che precede il prossimo consiglio comunale della “Città delle palme”, previsto giovedì.  «Faremo di tutto, come già è stato fatto in passato, per evitare fino all’ultimo questo passaggio – ha detto Ingenito -. E quando, nella malaugurata ipotesi questo passaggio si debba verificare chiederemo che ci siano dei conti in ordine e non solo che il nostro patrimonio serva per capitalizzare la società, ma che ci siano dei costi relativi alla capitalità industriale certi, che sono indispensabili per procedere poi anche alla fatturazione puntuale».

Il sindaco ha relazionato i consiglieri sulla situazione della società consortile, leggendo stralci di una lettera invitata alla stessa dallo studio dell’avvocato Pietro Piciocchi per conto del comune di Bordighera. Un “no” secco, quello dell’Ente a Rivieracqua che chiedeva al Comune di consegnare il suo ramo idrico a chi dovrebbe occuparsi della gestione per l’intero ambito territoriale di Imperia ma che ad oggi, a detta di molti amministratori comunali, non ha le garanzie necessarie per farlo.

«E’ noto che Rivieracqua versi in uno stato di grave crisi finanziaria avendo accumulato alla data del 31 dicembre 2018 perdite di esercizio pari a 2milioni 143mila euro e un patrimonio negativo di oltre 8milioni di euro – si legge nel documento -. E che per questa ragione è stata ammessa anche con riserva dal tribunale di Imperia la procedura di concordato preventivo».
 E ancora: «Ben si comprendono le ragioni per cui altri enti come il Comune di Sanremo e quello di Taggia ancora oggi non hanno dato effettivo seguito al conferimento in Rivieracqua del rispettivo ramo idrico di Amaie e SeCom.
A ciò si aggiunga che, nonostante le ripetute raccomandazioni del collegio sindacale della società di revisione, codesta società non si è ancora dotata di un sistema di contabilità analitica e di un efficiente programma di fatturazione delle utenze».

«Non c’è una condizione di piena trasparenza delle utenze né controllo sui conti», aggiunge Ingenito, che annuncia l’intenzione di procedere con il contenzioso in atto tra il Comune che amministra e la società, «onde evitare che tale situazione si ripercuota negativamente sul sistema idrico e causi ingenti danni ai cittadini di Bordighera». Per questo l’amministrazione comunale intende continuare a gestire direttamente i propri impianti, almeno fin quando non si sarà espresso diversamente il Consiglio di Stato.

«E’ importante già oggi – precisa però Ingenito - essere ben coscienti che qualora il Consiglio di Stato decida che il comune di Bordighera deve conferire il proprio patrimonio all’interno di questa società consortile, allora difficilmente potremo continuare a pagare una bolletta con un costo dell’utenza pari a 0,27 centesimi a metro cubo».

Sulla stessa linea di pensiero l’ex sindaco e attuale consigliere di minoranza Giacomo Pallanca, che nei cinque anni della sua amministrazione ha portato avanti il contenzioso con la società: «Ho sempre condannato non Rivieracqua come idea, ma la governance di Rivieracqua che non è mai stata idonea a poter gestire una cosa così importante e i risultati, ad oggi si vedono, e credo siano quasi irreparabili. Se Bordighera entra, porta 9milioni di beni che diventano valore immobiliare di Rivieracqua, per questo ci vogliono dentro».

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