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Camporosso, parrucchieri chiusi fino a giugno. L’appello di Sonia: «Chiediamo l’apertura anticipata» foto

«Abbiamo bisogno di lavorare. Se nessuno ci ascolterà organizzeremo manifestazioni e proteste per farci ascoltare» - dice la proprietaria di Sonia Parrucchieri

Camporosso. «Abbiamo bisogno di lavorare. Chiediamo un’apertura anticipata, speriamo che il Premier cambi idea e che decida di farci riaprire almeno dal 18 maggio». E’ l’appello di Sonia, proprietaria di un negozio di parrucchieri a Camporosso.

Secondo quando previsto dal piano per la fase 2 annunciato dal primo ministro Giuseppe Conte, che prevede il graduale allentamento delle misure di lockdown a partire dal 4 maggio, i parrucchieri potranno riaprire dal 1 giugno. Come loro anche bar e ristoranti, anche se a questi ultimi è stata data la possibilità di lavorare con il take-away, soluzione quasi impensabile per la maggioranza di bar e pub.

Nello specifico, la decisione che riguarda i parrucchieri, però, ha scatenato malcontento nella categoria che rischia enormi difficoltà a causa del lungo periodo di chiusura. «Quando ho saputo della decisione di poter riaprire il 1 giugno mi è caduto il mondo addosso – commenta la proprietaria di Sonia Parrucchieri – Non è chiara questa scelta, perché tutti possono riaprire tranne la nostra categoria? Non devono prenderci in giro. Chiediamo al Governo di anticipare la riapertura almeno di 15 giorni rispetto alla data prevista per provare a vivere questa nuova situazione».

«Non avevamo mai tenuto chiuso così a lungo il negozio, spero sia l’ultima volta – dice Sonia – manca soprattutto il contatto con la gente. Per noi è una seconda famiglia. In questo periodo di chiusura, siamo stati comunque vicini alla nostra clientela. Ci siamo sentiti confortati e sostenuti. I miei clienti mi hanno dato tanto affetto. Ho dato anche qualche consiglio “fai da te”, ma soprattutto ho procurato i prodotti ai clienti».

Per riaprire la propria attività, a stretto contatto con il cliente, i parrucchieri devono seguire le nuove procedure igienico-sanitarie per prevenire il contagio da coronavirus. «Siamo già pronti alla riapertura – afferma – avevamo già sanificato l’ambiente e avevamo preso tutte le misure preventive richieste per essere a norma. Per fortuna, avendo a disposizione 40mq, sono riuscita a sistemare il negozio per garantire la distanza necessaria, in modo da poter lavorare a norma. Abbiamo messo divisori e ci siamo procurati mascherine, guanti, distributori di igienizzante per noi e i nostri clienti. Abbiamo speso soldi per affrontare il cambiamento richiesto dallo Stato ma non abbiamo ricevuto nessun aiuto o sostegno economico e inoltre saremo gli ultimi a riprendere a lavorare, perciò è una situazione assurda. Tutto questo comporterà un aumento delle spese, ma non per il cliente, almeno per ora. Cercherò di evitare di aumentare i prezzi per venire incontro alle esigenze del cliente, ma la cassa integrazione a molti non è arrivata. Perciò cercherò di mantenere tutti i dipendenti, facendoli lavorare a turni e prolungando le ore di apertura del negozio. Saremo aperti anche al lunedì fino alle 13».

«Quando riapriremo sarà tutto diverso. Bisognerà prendere appuntamento telefonico o online, cercheremo di facilitare il più possibile il cliente, che potrà entrare solo se avrà mascherina e guanti. Useremo mascherine, guanti, mantelle di plastica, visiera e camici. Avremo perciò più cambi al giorno. Tra un cliente e l’altro l’igienizzazione di spazzole e pettini sarà fondamentale - anticipa Sonia pensando alla riapertura - Non cambierà solo il lavoro, inevitabilmente cambierà anche il rapporto umano. Quando un cliente entrerà non verrà più accolto da un “buongiorno” con un bel sorriso, ma semplicemente da un saluto dietro ad una mascherina. Temo che sarà come entrare in una sala operatoria e che influenzerà il bel clima che c’era prima del lockdown. Solitamente uno va dal parrucchiere non solo per farsi bella, ma anche per chiacchierare, fare battute e distrarsi».

«La mia preoccupazione è che i clienti non accettino questa diversità. Voglio cercare di pensare positivo e sperare di riuscire ad aprire il prima possibile per superare i disagi che ci hanno creato con la chiusura forzata – sottolinea - Se nessuno ci ascolterà e aiuterà, scriveremo e faremo esposti a chi di dovere e, quando saranno permesse, organizzeremo anche manifestazioni e proteste per farci ascoltare. E’ un momento difficile per tutti i negozi della zona. Abbiamo bisogno di lavorare».

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