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Taggia, il sindaco Conio ricorda il padre: «Ho perso l’uomo che è stato il mio faro, andrò avanti perché glielo devo»

Lo storico architetto Francesco, papà del primo cittadino, era scomparso a causa del coronavirus

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Taggia. «Non potrò scordare mai i tanti piccoli gesti di affetto che ho ricevuto. Ora si va avanti, lo devo a me stesso, a mio padre, alla mia famiglia e a tutti voi», con queste parole il sindaco Mario Conio ha voluto ringraziare i tantissimi che in queste ore molto difficili per la sua famiglia, dopo la scomparsa del padre Francesco, gli stanno tributando messaggi di stima, affetto, vicinanza.

Lo fa ricordando con parole profonde la figura che per lui è stata «un faro costante», quel papà architetto che gli ha tramandato la passione per la progettazione di grandi e splendidi edifici, come le Torri di Colombo di Arma di Taggia, il primo centro commerciale moderno del comprensorio tabiese La Riviera Shopville e, più recentemente, la piscina comunale.

«Sono passati 16 giorni dal momento in cui la malattia ha bussato alle porte della mia famiglia… dapprima incredulità, poi un crescendo di paura, angoscia e dolore, ha scritto il sindaco agli amici, ai conoscenti, ai suoi concittadini che lo seguono sui social. In pochi giorni tutto è cambiato, oggi, l’uomo che è stato il mio faro costante, la mia guida di vita mi ha e ci ha lasciato.

Ho sempre avuto, come tutti d’altronde il terrore, la paura profonda di dover affrontare il momento della dipartita di un proprio caro. Non c’è niente da fare, non ci possono essere panacee o rimedi che alleviano un dolore così forte.

Io ho, grazie a Dio, una famiglia e una madre che in queste ore è stata esemplare per tenacia, coraggio e forza. A lei, al mio carissimo figlio, alla mia dolce compagna, a tutti loro devo coraggio e forza in questi giorni bui. Io ho avuto tutti voi che, seppur nella solitudine di questa maledetta quarantena, mi avete inondato di amore, stima, rispetto e vicinanza per me e per la mia famiglia. Porterò sempre con me il dolore di questi giorni ma anche il tanto affetto che mi avete tributato. Grazie».

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