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Sanremo, bomba a orologeria sul Comune. Casinò chiuso a oltranza danno incalcolabile sui conti

In corso l'analisi del decreto "Cura Italia". Possibile cassa integrazione per i dipendenti

Sanremo. Pochi mesi, meno di quelli che si potrebbero contare sulle dita di una mano. Questo il tempo che la prima azienda pubblica della provincia di Imperia si è dato prima di dover correre ai ripari con provvedimenti drastici e stringenti, capaci a cascata di impattare sull’economia della Città dei Fiori pesantemente. Stiamo parlando del Casinò Municipale, società partecipata dal Comune, che da quando ha dovuto dichiarare la cessazione di ogni attività (tranne quella del gioco online) per effetto delle disposizioni per il contenimento del coronavirus, si trova con costi ingentissimi da sostenere e entrate quasi azzerate del tutto.

Il “tempio dell’azzardo”, infatti, secondo quella che è una prima analisi dei costi che si sta facendo in queste ore, avrebbe al massimo qualche mese di ossigeno finanziario. A regime – quando le cose vanno bene, come bene stavano andando ultimamente – la casa da gioco ha costi mensili stimati in circa tre milioni di euro, tra spese per il personale dipendente e le poste dedicate all’accoglienza dei clienti migliori, al ristorante e agli eventi di spettacolo. Un indotto, quello del gioco e della cultura, che a Sanremo e in tutta la Riviera dei Fiori ha fatto la storia e che, nonostante la crisi generale che affligge i casinò d’Italia, è capace di portare ancora acqua al mulino del bilancio di Palazzo Bellevue.

La problematica è quotidianamente all’attenzione dei vertici amministrativi di entrambi gli enti coinvolti, anche perché una chiusura forzata e perdurante del casinò comporterebbe riflessi diretti sui conti pubblici della città, la quale beneficia, ogni anno, di qualche milione di euro di utili ripartiti. Un azienda simile chiusa per lungo tempo, costringerebbe il suo management a chiedere aiuto al socio di riferimento, ovvero lo stesso Comune di Sanremo che già si trova in acque finanziarie a dir poco movimentate.

Al momento il tampone a questa situazione è dato dalle ferie che i dipendenti del casinò stanno consumando nella speranza di poter tornare a servire ai tavoli verdi il prima possibile. Nella peggiore delle ipotesi, tuttavia, non è da escludere che si debbano andare a toccare i posti di lavoro. Prematuro parlarne, ma giusto farlo nonostante tutto. Il primo passo, allo studio dei tecnici, è l’eventuale applicazione della cassa integrazione prevista dal decreto “Cura Italia” per quelle realtà con più di 15 dipendenti all’attivo. Tra queste figurerebbe sicuramente la casa da gioco municipale, ma bisogna capire se la tipologia di impresa svolta rientra nelle maglie del primo provvedimento del governo Conte. E’ poi c’è il solito capitolo degli interinali, quei croupier che arrotondavano a chiamata nei periodi più fortunati e che adesso devono rimanere a casa, come tutti, ma senza stipendio.

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