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La spesa ai tempi del coronavirus, i dipendenti dei supermercati: «Deve essere una necessità, non una scusa per passeggiare»

«Una mattina una signora mi ha detto che sarebbe passata anche nel pomeriggio solo per il latte, quale parte di uscire il meno possibile non è chiara?», «I clienti mi dicono che vengono più volte al giorno per fare due passi, non lo accetto»

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Imperia. ‎«Si può uscire di casa per andare a lavoro, per ragioni di salute o situazioni di necessità, come per fare la spesa, ma solo in caso di stretta necessità, quindi unicamente per l’acquisto di beni legati ad esigenze primarie non rimandabili».

Sono queste le parole che si leggono sul sito del ministro dell’Interno in tema di regole per gli spostamenti al tempo dell’emergenza coronavirus. Parole che in più punti non vengono rispettate. A denunciarlo sono gli stessi dipendenti dei supermercati della provincia.

«Io lavoro in un supermercato e sentirsi dire dai clienti che vengono più volte al giorno per fare due passi, questo no, non lo accetto», dichiara Stefano di Imperia.

«Una mattina una cliente mi ha chiesto se saremmo stati aperti anche nel pomeriggio. Alla mia risposta positiva mi sono sentito dire “Allora guardi, vengo anche oggi pomeriggio almeno prendo il latte”. Ma quale parte di “uscire il meno possibile” non è chiara?», dichiara invece Simone di Sanremo.

«Nei giorni scorsi abbiamo notato delle persone che entravano più volte al giorno, ad esempio un signore è riuscito a venire al supermercato quattro volte nell’arco della stessa mattinata e comprava un prodotto per volta – racconta Massimo, dipendente di un supermercato di Bordighera – . A quel punto glielo abbiamo fatto notare, lo abbiamo invitato a comprare ciò di cui aveva bisogno in una sola volta perché non era corretto verso chi fa la coda fuori».

«In un altro episodio – prosegue Massimo – abbiamo visto che un uomo passeggiava da venti minuti dentro il negozio, allora ci siamo avvicinati e gli abbiamo detto che c’era altra gente fuori che aspettava. Sinceramente non vorremmo essere costretti a mettere il limite di cinque minuti a persona per fare la spesa».

Gli alimentari e i supermercati sono tra le poche attività rimaste aperte sul territorio nazionale in seguito al Dcpm 11 marzo e di conseguenza sono i luoghi più a rischio, un rischio che si riflette anche sui dipendenti al loro interno, ma che le persone spesso sottovalutano.

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