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Decreto Cura Italia, Parodi (Fai): «Frontalieri non hanno la certezza di riprendere a lavorare dopo l’emergenza»

«Si tratta di migliaia di lavoratori liguri a cui si aggiungono anche chi lavora nella repubblica di San Marino. Un problema di carattere nazionale»

Ventimiglia. Le dichiarazioni di Roberto Parodi, segretario di Fai Frontalieri:

«Una serie di emendamenti, al decreto Cura Italia, sono stati presentati trasversalmente da tutte le forze politiche a favore dei lavoratori frontalieri. Avevamo richiesto alcuni interventi per venire incontro alla perdita salariale della nostra categoria.

Come noto il decreto Cura Italia prevede misure di sostegno per il lavoratori dipendenti, cassa integrazione e cassa integrazione in deroga, autonomi, partite Iva e lavoratori stagionali. Le nostre richieste sono interventi in misura equiparata ai lavoratori italiani.

Annullamento o rinvio dell’acconto Irpef, estensione del bonus di 600 euro ai lavoratori interinali, stagionali o a contratti determinati a scadenza, compensazione al 80% per chi è in cassa integrazione (chomage Francia e Monaco – CIG San Marino), aumento del bonus fiscale dagli attuali 7500 a 8100 euro per l’anno 2020.

Nei giorni scorsi siamo stati contattati dal governo italiano per illustrare la nostra situazione attuale. Mercoledì cominceranno gli esami in commissione affari costituzionali e bilancio del Senato si spera in un parere favorevole.

Oggi molti lavoratori frontalieri si vedono il reddito ridotto del 50% e in tantissimi casi addirittura a zero non avendo neanche la certezza che, dopo questa emergenza, possano riprendere a lavorare. Si tratta di migliaia di frontalieri liguri a cui si aggiungono anche chi lavora nella repubblica di San Marino. Un problema di carattere nazionale».

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