Le interviste

Come cambia l’economia di una città turistica con il coronavirus, viaggio tra i negozi di Sanremo esclusi dal bando

Bar, ristoranti e parrucchieri chiusi giorno e notte. Boom per le rivendite di materiale informatico e di telefonia

Sanremo. Come cambia l’economia di una città turistica al tempo del coronavirus e come evolve la vita nella Città dei Fiori, fino a poche settimane fa al centro del mondo della canzone con il suo 70° Festival dei record. Nel primo giorno di restrizioni ancora più forti decise dal premier Giuseppe Conte (qui l’elenco completo delle attività che possono rimanere aperte e quelle sospese), cosa succede fuori dalle porte di casa, quelle stesse che solo per inderogabili motivi di lavoro, di salute o di famiglia, devono e possono essere valicate.

Il primo che incontriamo è Massimiliano dell’edicola dello Zampillo: «Qualche cliente affezionato viene ancora, fa l’acquisto e va via. Se per me è giusto che alcune attività di pubblica utilità rimangano aperte, perché il mondo non si ferma, mi domando allo stesso tempo se tanti esercizi, come il mio, non sarebbe stato meglio chiuderli. Alla fine le nuove disposizioni hanno interessato quelle attività che per metà erano già chiuse. Rimango aperto per i fantasmi?».

Dall’autostazione di piazza Colombo, dove di clienti non se ne vedono, Fabio, un responsabile della Riviera Trasporti, fa il punto della situazione: «Il servizio è regolare anche con il calo dei passeggeri che si vede a colpo d’occhio. Aspettiamo direttive, intanto abbiamo chiuso l’accesso dalla porta anteriore e sbarrato le prime file. Abbiamo anche incrementato la pulizia e la disinfezione dei mezzi e dei nostri depositi».

Ad aver, paradossalmente, ampliato il proprio “giro d’affari” sono – oltre ai supermercati – anche i rivenditori di cellulari e computer. Con la necessità di attivare forme di smart working e le scuole che devono continuare a garantire le lezioni a distanza, questi negozi riscoprono una propria funzione sociale particolarmente importante. Ne è testimone Carlo, di un centro di telefonia di via Marsaglia: «Oggi senza il telefono non si può più stare, è diventato un servizio fondamentale per anziani e famiglie e quindi credo sia giusto che il governo ci abbia escluso da quei negozi da chiudere tutto il giorno. Noi abbiamo messo a disposizione disinfettanti, facciamo entrare uno per volta e consigliamo sempre a tutti di tornare immediatamente a casa dopo aver fatto l’acquisto».

Chiudiamo il nostro giro per il centro passando per le farmacie, dove le mascherine continuano ad andare a ruba, e dalle tabaccherie, fuori dalle quali si vedono code finalmente impostate secondo i criteri di sicurezza. Un’altra attività che sta conoscendo un vero boom sono i negozi di informatica. Claudio, titolare dello storico Quick Computer di via Volta, racconta: «Lavoriamo molto per dare assistenza alle scuole. Negli uffici si cerca di mettere il personale nelle condizioni di lavorare a domicilio grazie all’uso della tecnologia. Noi, praticamente tutto il giorno, siamo connessi da remoto ai pc dei clienti, per cercare di risolvere i loro problemi a distanza» di sicurezza.

(Interviste di Luca Simoncelli)

*Per la realizzazione dei servizi la troupe di Riviera24.it igienizza il microfono prima di ogni intervista, mantiene sempre la distanza di sicurezza e usa mascherine di protezione

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