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L'intervento

Il presidente di Regione Liguria Toti al taglio del nastro di Casa Sanremo: «Città dei Fiori capitale d’Italia con il Festival»

«Sanremo è bello con le sue polemiche, con i suoi ritmi, è bello con i suoi conduttori, è bello perché è una magia»

Sanremo. «Ringrazio il Sindaco perché prestare un’intera città a quello che è un pezzo di storia del Paese, che ci rappresenta tutti…ma insomma i liguri non sono di buon carattere quando si trovano la viabilità con la transenna davanti, poi la discussione nasce sempre. Il fatto di averci creduto credo sia un atto di coraggio che fa bene all’intera Regione».

Con queste dichiarazioni si è aperto l’intervento del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, presente al taglio del nastro di Casa Sanremo, giunta alla sua tredicesima edizione. «Lo diceva il direttore di Raiuno: siamo con i piedi su un pezzo di storia di questo Paese quando si calca il palcoscenico dell’Ariston», ha proseguito il governatore, facendo anche un piccolo excursus storico su ciò che accadeva in Italia e nel mondo quando il Festival di Sanremo vide la luce per la prima volta:

«Siccome a me piace guardare che cosa succede negli anni, ogni tanto mi studio gli anni che passano e quell’anno alla fine di gennaio e inizio di febbraio del 1951 non so quanti sanno chi c’era a governare questo Paese e chi c’era a governare gli altri Paesi, è un tempo talmente lontano. Si combatteva sul trentottesimo parallelo in Corea, le truppe americane avevano appena liberato di nuovo Seul, in Italia c’era il settimo Governo De Gasperi e Churchill aveva appena vinto le elezioni in Gran Bretagna, dopo averle perdute subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Da qualche mese non c’era più Cesare Pavese, che era morto suicida in un albergo di Torino.

Potremmo andare avanti anche con le buone notizie: è stato il primo anno in cui il prodotto interno lordo di questo Paese tornò ad essere superiore a quello del 1938 e quindi era finita la fase dolorosa della Seconda Guerra Mondiale e si entrava nella fase di quello che sarebbe stato il boom che avrebbe fatto grande questo Paese. E al Festival vinceva Nilla Pizzi».

«Quest’anno abbiamo Junior Cally, speriamo che non faccia grandi danni – ha affermato Toti tornando a parlare del presente e ricalcando la polemica dei giorni scorsi sull’opportunità o meno di avere all’Ariston un artista che “inneggia” al femminicidio – . Però è un Paese che cambia, Sanremo è bello per quello».

E ancora: «Sanremo è bello con le sue polemiche, con i suoi ritmi, è bello con i suoi conduttori. E’ bello perché è una magia, al di là dei direttori artistici che si sono succeduti, dei direttori di Rai che si sono succeduti, dei governatori, dei sindaci, dei presidenti del consiglio, chissà perché quel palco riesce sempre a essere l’immagine di questo Paese nell’anno in cui avviene quel Festival.

E ripercorrerli tutti, per chi comincia ad avere la mia età, dà anche una certa nostalgia, ma sono certo che ripercorrerli tutti come faremo quest’anno ci aiuta a costruire anche i prossimi settant’anni di Sanremo e i prossimi settant’anni di un grande paese come l’Italia. Per qualche giorno, per una settimana all’anno, Sanremo diventa la capitale d’Italia».

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