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Il Geppy’s Bistrot ospita la cena al buio del Lions Club Ventimiglia

Servita da camerieri non vedenti

Ventimiglia. Per il terzo anno consecutivo il Lions Club Ventimiglia, presieduto da Roberto Capaccio, ha organizzato presso il ristorante Geppy’s Bistrot “la cena al buio” che consiste nell’immergere dei commensali nel buio assoluto per far loro consumare un pasto completo, servito da camerieri non vedenti, “avvantaggiati” rispetto ai partecipanti, perché abituati a muoversi nell’oscurità.

Un’esperienza di deprivazione sensoriale che ha coinvolto gli ospiti, che sono passati dall’iniziale sconcerto per il buio assoluto ad una fase in cui non si sono fatte desiderare battute, commenti, aneddoti, come in una normale cena fra amici. Il tutto a voce esageratamente ed inconsciamente alta, per compensare la mancanza della vista con l’udito. La parte più difficile è giunta quando i camerieri non vedenti hanno servito con precisione e perizia le pietanze, chiamando e ricordando a memoria il nome di ogni commensale: lì ognuno si è arrangiato come meglio ha potuto, servendosi anche delle mani per cercare di portare il cibo sulle posate. I più previdenti si erano premuniti di un bavagliolo o di un grembiule.

Il ricavato della cena è stato destinato all’associazione dilettantistica “Sanremo Liguria Calcio non vedenti”, di cui è presidente ed allenatore Giancarlo Di Malta, e sarà destinato a coprire i costi delle trasferte ed all’acquisto di attrezzature.
La cifra raccolta ha superato ogni più rosea aspettativa grazie alla generosità di Dario Trucchi, proprietario del Geppy’s, che ha deciso di rinunciare ad ogni compenso, accollandosi anche le spese vive.

I veri protagonisti della serata, che è stata come al solito magistralmente organizzata dalla socia Erika Demaria, sono stati, però, i “camerieri”, nelle persone di Fabrizio D’Alessandro (bomber della squadra) e di Patrizia Fedrighi e Maurizio Franzè che, pur non facendo parte della squadra di calcio hanno prestato con entusiasmo la loro opera.
Un’esperienza a tutto tondo, la cena al buio, da vivere dal primo all’ultimo istante, lasciandosi coinvolgere dall’atmosfera, con “l’esaltazione”, anche se per poche ore, di quei sensi che nella vita quotidiana vengono utilizzati “meno” rispetto a quello della vista.

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