Ricatta compagno di cella per la “protezione” in carcere: chiesti un anno e sei mesi

Il detenuto minacciato si trovava dietro le sbarre per il tentato omicidio del padre

Imperia. Il pubblico ministero della procura del capoluogo Francesca Buganè Pedretti ha chiesto la condanna a un anno e 6 mesi di prigione, oltre al pagamento  di 3 mila euro di multa, per  Fabio Terrasi, 44 anni, catanese, accusato di truffa ai danni di un compagno di cella, Rinaldo Costa, 54enne di Savona.

I fatti si sarebbero verificati nel carcere del capoluogo nel dicembre 2015: Terrasi difeso dall’avvocato Giovanni Di Meo, avrebbe, infatti, indotto Costa che era stato rinchiuso in carcere a Imperia per il tentato omicidio del padre, reato considerato “odioso” dagli altri detenuti, a credere che, in cambio di denaro, gli avrebbe garantito la classica “protezione” dietro le sbarre.

Secondo quanto dichiarato in aula dallo stesso pubblico ministero «Rinaldo Costa era depresso  a causa di una convivenza carceraria difficile tanto che nei suoi confronti erano state indirizzate diverse minacce e c’era stato anche un tentativo di linciaggio». Tramite la compagna Costa su sollecitazione di Terrasi avrebbe, quindi,  ricaricato  la carta postepay dell’imputato di 5 mila euro. Ma non solo, l’imputato avrebbe anche fatto balenare al suo vicino di branda che gli avrebbe procurato, dietro il versamento di 20 mila euro, un testamento falso col quale il padre gli avrebbe intestato, alla sua morte, tutti i beni.

Davanti al giudice Laura Russo stamattina è comparso l’imputato che ha dato la propria versione dei fatti respingendo le accuse. Ma secondo al ricostruzione della Procura Fabio Terrasi avrebbe continuato a perseguitare Costa tramite continue richieste di denaro anche dopo l’uscita dal carcere. L’avvocato Di Meo ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine l’applicazione del minimo della pena. La prossima udienza, per repliche e sentenza,  è stata messa in calendario per l’8 aprile.