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Bordighera, l’ANPI festeggia con una mostra i 100 anni della pittrice Bea di Vigliano foto

Amica di Italo Calvino e Carlo Betocchi, ha esposto anche a New York

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Bordighera. Per i 100 anni della pittrice Bea di Vigliano la sezione Anpi di Bordighera, presieduta da Giorgio Loreti, ha allestito una mostra al civico 8 di via al Mercato, sede del sodalizio, per celebrare il secolo dell’artista che da ragazza fu staffetta partigiana.

Bea di vigliano

Nata il 12 febbraio 1920 a Vercelli, figlia di un ufficiale dei carabinieri, ha girato l’Italia seguendo la famiglia, costretta a continui spostamenti legati alla carriera del padre militare. Ha vissuto così in diverse città d’Italia, tra le quali Abbazia, Comune istriano oggi in Croazia, e frequentato le scuole a Fiume. Per la pittrice, l’esperienza istriana si è rivelata fondamentale, per le frequentazioni dell’atelier di un artista che l’ha introdotta all’arte.

Ha iniziato a frequentare Bordighera nel 1935, a 15 anni, età alla quale Bea di Vigliano ha iniziato a dipingere per non smettere più.  Nel 1954 si è stabilita definitivamente nella Città delle Palme, dove vive tutt’ora nella sua abitazione poco lontana dal centro storico.

Ha esposto sia in Italia che all’estero, con mostre allestite in via Monte Napoleone a Milano e a New York.

Bea di vigliano

Giorgio Loreti, presidente Anpi

Bea di vigliano
Bea di vigliano

«Il passaggio, attraverso la faticosa elaborazione culturale, per chi come me proveniva da uniche esperienze tradizionali, è legato al ricordo del pittore Sergio Bonfantini, alla Resistenza, a tanti intellettuali nascosti nelle nostre soffitte. Alla comune ideologia, si affiancava un desiderio imperioso di imparare, di capire – ha scritto la pittrice, raccontandosi -. Con Bonfantini ho fatto la mia prima mostra personale a Biella nel ’43. A Milano nel frattempo, tra un bombardamento e l’altro, era sorta la società degli “Indipendenti”. Nato in Francia, ricreato in Italia da Anselmo Bucci il sodalizio, accomunava artisti, pittori, scultori e letterati. Del gruppo facevano parte, tra gli altri, Alessandro Di Ceglie, Antonio Arosio e Luciano Albertini, coi quali frequentavo sovente lo studio di Carrà a Milano, quello di Casorati a Torino. Ancora, voglio ricordare altre persone determinanti per la mia formazione artistica: Neri Pozza, Antonio Barolini, Guido Piovene a Vicenza. Più tardi, l’amicizia con Giuseppe Berto, ltalo Calvino, i poeti Renata Bosio e Carlo Betocchi ed, infine, il critico d’arte Osvaldo Prandoni. A tutti un grazie sincero. Spero, attraverso questa esperienza di inquieti e tormentati anni, di riuscire a trasmettere il mio messaggio che esprime, solitudine, non nel senso di sofferenza o di rimpianto, ma una solitudine gratificata continuamente da un sentimento interiore di gioia emanato e filtrato da un sogno poetico coloratissimo».

La mostra sarà visitabile fino al prossimo 20 febbraio.

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