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Amnesty chiede la liberazione di Patrick Zaky, sit-in di protesta a Sanremo fotogallery

Il ricercatore, amico di Giulio Regeni, è detenuto in Egitto

Sanremo. Alla vigilia dell’udienza per la liberazione del ricercatore egiziano Patrick Zaky, studente dell’università di Bologna e amico di Giulio Regeni, l’Imperiese si mobilita con un sit-in di sensibilizzazione che si è svolto questa sera in via Matteotti (angolo via Escoffier), organizzato degli attivisti locali di Amnesty International.

Muniti di striscioni e cartelli, una trentina di persone hanno acceso candele per chiedere il rilascio e la liberazione del giovane egiziano che domani sarà giudicato dal tribunale di Mansura. Amnesty International ritiene che Patrick George Zaki sia un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. Di seguito l’appello “Libertà per Patrick” che si può firmare ai banchetti e sul sito www.amnesty.it:

«Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva. Funzionari dell’immigrazione lo hanno arrestato al suo arrivo all’aeroporto del Cairo alle 4:30 del mattino. Patrick era partito da Bologna, dove segue un programma di studi Erasmus, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, al-Mansoura, in Egitto. I suoi avvocati ci hanno riferito che gli agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) hanno tenuto Patrick bendato e ammanettato durante il suo interrogatorio all’aeroporto durato 17 ore. Patrick è stato picchiato sulla pancia e sulla schiena e torturato con scosse elettriche. Gli agenti della NSA lo hanno interrogato sul suo lavoro in materia di diritti umani durante il suo soggiorno in Egitto e sullo scopo della sua residenza in Italia.Successivamente è stato trasferito in una struttura di detenzione della NSA non rivelata ad al-Mansoura. Il giorno seguente all’arresto, i pubblici ministeri di al-Mansoura hanno ordinato la sua detenzione per 15 giorni in attesa di indagini su accuse tra cui “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. I pubblici ministeri hanno affermato di fare riferimento a dieci post pubblicati su Facebook, ma non hanno permesso né a Patrick né al suo avvocato di esaminarli. Sabato 15 febbraio i giudici hanno confermato la detenzione preventiva. Patrick tornerà in tribunale il 22 febbraio. Resterà, poco lontano da al-Mansoura, a Talkha in un’altra struttura detentiva, e ha potuto vedere seppur per pochissimo la famiglia».

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