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Sindaco Scajola condannato, le reazioni della politica imperiese: minoranze all’attacco

Secondo le opposizioni non avrebbe dovuto neppure candidarsi

Imperia. La condanna a due anni (pena sospesa) pronunciata dal tribunale di Reggio Calabria in serata non comporta per il primo cittadino alcuna sospensione, né alcun obbligo di dimettersi.

Tuttavia non mancano i commenti da parte degli esponenti delle formazioni politiche rappresentate in Consiglio comunale.

Luca Lanteri avversari sconfitto al ballottaggio dall’ex ministro nel 2018, affida a un comunicato stampa a firma congiunta con l’altro consigliere di Progetto Imperia Alessandro Savioli affida il suo punto di vista a un comunicato stampa: «Siamo garantisti e per questo fino ad ora non ci siamo pronunciati su questa vicenda. Abbiamo appena sentito la lettura della sentenza che come tutte le sentenze devono essere rispettate. Un duro colpo per Claudio Scajola ritenuto responsabile dal tribunale di Reggio Calabria di quanto fino ad ora contestato. È soprattutto un duro colpo per la città di Imperia vittima dell’ambizione e dell’orgoglio del suo Sindaco che sebbene sotto processo ha voluto comunque candidarsi. Abbiamo sempre sostenuto che il suo desiderio di rimettersi in gioco fosse non in funzione del bene della città ma di riaffermare un forte potere politico personale. Non appena eletto infatti non si è limitato all’amministrazione ma ha subito costituito “Polis” soggetto politico con il quale estendere la sua influenza su altri comuni vicini e poi sulla Regione. Auspichiamo che prenda le più opportune decisioni non in funzione della sua persona ma nell’interesse della città»

«Imperia al Centro -dichiara il capogruppo Guido Abbo –  ha un’alta concezione della politica: riteniamo che chi rappresenta le istituzioni debba avere un’alta statura morale, non soltanto perché amministra la cosa pubblica ma anche per esercitare una funzione di esempio e addirittura educativa sulla popolazione.
In questa prospettiva riteniamo che molte delle azioni compiute dal nostro sindaco, sia per quanto riguarda la vicenda Matacena che, ad esempio, per la vicenda della casa al Colosseo, siano da disapprovare sotto il profilo etico, a prescindere o meno dalla loro rilevanza penale. Un privato cittadino che subisce delle accuse è innocente fino a condanna definitiva, ma il fatto che un uomo delle istituzioni possa aver sfruttato il suo ruolo per aiutare un condannato in concorso esterno ci basta per ritenerlo inadeguato a ricoprire una carica pubblica.  Per Imperia al Centro il problema non è se Scajola debba dimettersi ora, dopo la condanna in primo grado: non avrebbe dovuto neppure candidarsi, per ragioni di opportunità e di etica».

«Il commento politico alle sentenze giudiziarie è qualcosa che ho sempre criticato aspramente e che, a mio avviso, non dovrebbe mai essere fatto. La strumentalizzazione delle sentenze e delle inchieste giudiziarie è da sempre peculiarità di certe forze politiche connotate da ideologie sinistrorse e giustizialiste, dalle quali ho sempre tenuto le distanze. Dal punto di vista giuridico, si tratta di una sentenza di condanna resa in primo grado. Il nostro ordinamento giuridico, come è noto, prevede tre gradi di giudizio. Per tale motivo, mi auguro vivamente che Claudio Scajola possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono addebitati nei successivi gradi di giudizio», dice Davide La Monica di Vince Imperia.

«Si dimetta! se non altro per una questione di opportunità politica lo ha già fatto da ministro lo faccia un’altra volta» è il commento di Maria Nella Ponte (Movimento 5 Stelle).

 

(notizia in aggiornamento)

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