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Sanremo, raggirano anziano facoltoso per intestarsi l’eredità ma la Procura sequestra le polizze

Ex direttore Carige, Giacomo Anfossi, morto nel novembre del 2019 in condizioni che gli inquirenti definiscono «inumane»

Sanremo. Un anziano ricchissimo, che muore in condizioni definite «inumane», tradito da un ex collega e dalla badante: le persone a cui, apparentemente, aveva lasciato l’intera eredità. E’ la storia, tragica, dell’ex direttore Carige Giacomo Anfossi, di Sanremo, morto nel novembre scorso.
I protagonisti della vicenda sono gli ultra settantenni Gian Luigi Ranise e Amalia Rossi, rispettivamente ex collega e badante dell’uomo. Già nel 2017 la Procura della Repubblica di Imperia aveva avviato indagini a carico dei due sui quali pende l’accusa di aver circonvenuto e raggirato la vittima al fine di appropriarsi del suo ingente patrimonio, stimato in oltre 6 milioni di euro.

I due dapprima lo hanno isolato da parenti, amici e conoscenti, tanto che ne impedivano le visite. Erano arrivati addirittura ad appendere alla porta di ingresso un cartello con cui si vietavano colloqui non preannunciati; filtravano le telefonate di tutti e si rifiutavano di aprire la porta di casa anche agli stessi inquirenti. Secondo la tesi accusatoria, per la quale i due sono già imputati a processo, Gian Luigi Ranise e Amalia Rossi hanno tentato con vari mezzi di spartirsi il danaro: facendo firmare alla vittima diversi assegni che sono stati puntualmente rigettati dalla banca per difformità palese della firma di traenza e persino convincendo l’anziano a sposare la badante: il matrimonio, però, è stato bloccato solo grazie al tempestivo intervento della Procura.

Gli indagati sono comunque riusciti a far firmare al facoltoso anziano due atti con cui potevano prima gestire il suo intero patrimonio e alla sua morte ereditare l’intero capitale immobiliare e mobiliare. In particolare, le indagini avevano accertato la sottoscrizione nel 2017 di una procura generale completa per poter operare su tutti i beni, mobili ed immobili, sul conto corrente e sul conto deposito titoli in relazione al quale avevano già disposto lo spostamento tra liquidi e titoli, per complessivi quasi 4.000.000,00 di euro, su un conto intestato ai soli due indagati, poi bloccato dalla banca, di un testamento in cui vengono indicati quali eredi universali proprio Amalia Rossi e Gianluigi Ranise, con revoca di ogni altro precedente testamento.

L’indagine aveva già evidenziato la presenza sospetta di polizze, per un valore di oltre 200mila euro, curiosamente intestate agli indagati nel 2014, ma all’epoca non erano emersi elementi sufficienti per poterne disporre il sequestro preventivo ed evitare che gli stessi ereditassero il patrimonio alla morte dell’anziano, avvenuta in una residenza protetta nel novembre del 2019.

«Conoscendo la vicenda fin dall’inizio, mi sono attivato affinché venisse approfondito l’aspetto riguardante il ricovero in una casa di cura dell’uomo, poi deceduto. Da questo è nato il secondo filone di indagine». Sono le parole del procuratore capo Alberto Lari che da tre anni segue il caso e che ha fermamente sollecitato sia la causa di interdizione che la riapertura delle indagini nonostante fosse già in corso un processo nei confronti dei due indagati.

A far suonare il campanello d’allarme, è stato proprio il ricovero, deciso dai due indagati, nella casa di cura di Giacomo Anfossi, per il quale invece il medico curante aveva disposto, viste le condizioni critiche in cui lo aveva trovato, il trasporto in ospedale. Ma qui i medici avrebbero sicuramente notato che l’anziano, pur essendo facoltoso, viveva in condizioni di incuria e indigenza. Malvestito e non curato nemmeno nell’igiene personale: l’uomo era ricoperto di piaghe da decubito. Per evitare di essere smascherati, dunque, lex collega Gian Luigi Ranise e la badante Amalia Rossi, avevano optato per il trasferimento in un ospizio.

Quindi, a seguito di ulteriori indagini condotte da pm appartenente al gruppo fasce deboli con la Polizia Giudiziaria della Procura di Imperia del gruppo fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Grazia Pradella, sono stati trovate le prove che confermavano i sospetti precedenti.

In particolare, a seguito di un’accurata e complessa attività che ha visto coinvolte l’Aliquota di Polizia di Stato con perquisizioni, sequestri, rinvenimento di documenti, analisi del materiale informatico, coadiuvata dall’Aliquota della Guardia di Finanza con precisi ed articolati accertamenti bancari, è stato possibile accertare che le ricche polizze sottoscritte dalla facoltosa vittima in favore degli allora indagati (che avevano ottenuto la sua piena fiducia con l’inganno e si erano finti benevole amico e amorevole badante-proponenda sposa) in realtà erano frutto di un’abile e preordinato raggiro.
Dunque in data odierna, a seguito dell’accoglimento della richiesta avanzata dal PM, è stato eseguito il sequestro preventivo delle polizze vita sottoscritte in tempi prima non sospetti in favore degli odierni imputati ( che sono stati rinviati a giudizio nel 2019).

Così oggi, con questo ultimo atto, l’intero patrimonio dell’anziano è salvaguardato e gli imputati non beneficeranno del denaro che avevano capziosamente ottenuto.
Un risultato che è frutto della particolare attenzione e sensibilità della Procura della Repubblica di Imperia, che ha supportato e sostenuto l’ulteriore riapertura delle indagini per garantire una pronta risposta di giustizia per questi reati di natura particolarmente odiosa.