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Sanremo, governatore Toti su concessioni Autostrade: «No a slogan e minacce» fotogallery

«Qualcuno ha lucrato sulla tragedia di Genova, costruendo una campagna di odio»

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Sanremo. «Giusto fare una riflessione sul futuro, anche alla luce del recente passato. Quando, però, sento ministri dire: ‘Cancelliamo le concessioni’, senza dirmi pure cosa succede dal giorno dopo al nostro sistema Paese, questo mi preoccupa». Lo ha detto, in merito alle concessioni autostradali, il governatore ligure Giovanni Toti, intervenuto stamani agli Stati Generali di Liguria Popolare al teatro Centrale di Sanremo.

riviera24 - Convention Liguria Popolare

Secondo il presidente della Regione sul discorso autostrade quella che è stata fatta fino a ora è «Una politica di tanti slogan e poche soluzioni, altrimenti in un anno e mezzo si sarebbe prodotto qualcosa di utile, anziché continuare a ripetere proclami, slogan, grida manzoniane e minacce, che poi non hanno portato a nulla, se non al blocco totale degli investimenti, dei controlli e di una viabilità fatta di infrastrutture nuove e rinnovate».

Parole pesanti, quelle di Toti, su una ‘strumentalizzazione’ del caso Genova, a seguito del crollo del ponte Morandi: «Smettiamo di utilizzare slogan e cominciamo a programmare il futuro davanti a noi. Qualcuno ha lucrato sulla tragedia di Genova, costruendo una campagna di odio, mentre io penso che servano campagne di giustizia e verità, anche severe, ma fatte nei tribunali, mentre la politica ha abdicato il suo compito che è di ricostruire le autostrade liguri e, se possibile, farne di nuove».

Sul discorso di cancellare le concessioni, il governatore formula un ragionamento: «Capisco che ciò avviene sull’onda emozionale di una azienda che, probabilmente, anzi diciamo certamente, pur senza avere le prove – afferma Toti, in via ipotetica – ha tutti i torti di questo mondo e che quindi meritino che questa concessione vada ritirata. Poi, che succede? Chi paga quattro miliardi per la Gronda? Chi fa gli investimenti strategici per la messa in sicurezza del territorio? Chi fa il nodo di San Benigno a Genova che ci serve per l’operatività del porto? Dove vanno a finire i diecimila dipendenti diretti e i 30/35mila dell’indotto?».

«Bisogna tornare a cercare un applauso di meno ma a tentare di costruire un qualcosa di più di buon governo – ha concluso Giovanni Toti, dichiarando che nel mandato regionale che volge al termine, quello che vorrebbe a livello centrale è stato fatto – Non ci siamo sottratti al dovere di scegliere e a programmare anche un po’ il futuro. Abbiamo tantissime opere in questo territorio che si realizzeranno nel corso dei prossimi 4/5/6 anni. Le abbiamo programmate, ci abbiamo investito. C’è chi dice che la spesa corrente crea consenso corrente e la spesa futura e programmata crea consenso futuro per chi magari ci sarà e non ci saranno più le persone che vede su questo palco. Eppure se non si comincia a ragionare così, si ragiona solo in spesa corrente, questo Paese non terrà mai il passo. Non stiamo investendo in ricerca, che è potenzialità industriale del futuro, non stiamo investendo in infrastrutture, che è logistica e competitività del Paese; non stiamo investendo in riforme di sistema, burocrazia e istituzioni che rendono più fluido il governo. Non stiamo facendo quello che dovrebbe essere il core-business della politica, e allora dobbiamo cercare di tornare ad alcuni ragionamenti, al di là del fatto di essere popolari, che io credo veri per definizione: per ridistribuire ricchezza bisogna produrla, quindi l’equità sociale non può prescindere dal ruolo dell’impresa. Perché se l’impresa non riesce a lavorare e non è competitiva, difficile che riesca a ad aumentare di un euro lo stipendio dei propri dipendenti o ridistribuire ricchezza al Paese».

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