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Imperia celebra il Giorno della Memoria ricordando Riccardo Sala, giovane vittima dei lager foto

Il diario del giovane milite traccia il percorso dei trasferimenti nel corso della prigionia, registrando con brevi annotazioni le condizioni di detenzione, il lavoro nei campi o in fabbrica e gli stati d'animo legati alla drammatica esperienza

Imperia ha celebrato il Giorno della Memoria presentando il volume inedito “Memorie di un giovane imperiese nell’inferno dei lager. Il Diario di Riccardo Sala”.

«Abbiamo deciso che, per le celebrazioni del Giorno della Memoria, fosse giusto ricordare le vicende di nostri concittadini che sono state vittime della barbarie nazista. Con il contributo della Commissione Toponomastica, presieduta dal dottor Luigi Sappa, siamo andati alla ricerca delle loro storie ed è così emerso questo diario, sconosciuto ai più. Il diario di un giovane imperiese che trovò la morte, appena ventenne, in un campo di concentramento.

Io credo che le cerimonie di ricorrenza contino spesso molto poco, perché non lasciano un segno. Tante ricorrenze importanti della nostra vita democratica corrono il rischio di diventare routine istituzionale. Sono invece fermamente convinto che ciò che serve siano le testimonianze, i racconti delle storie vere, che entrano nell’animo, nella carne delle persone. I campi di concentramento, i campi di sterminio sono il punto più basso raggiunto dall’umanità.

Il comandante in capo delle truppe alleate in Europa, Dwight Eisenhower, futuro presidente degli Stati Uniti, ben fece a ordinare che fosse scattato il maggior numero di fotografie all’interno dei campi di sterminio liberati, perché – profeticamente disse e capì da allora – “arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo” .

Il popolo che inneggiava all’ordine ritrovato attraverso Mussolini e il fascismo, all’economia che si riprendeva e faceva crescere l’Italia, chiudeva gli occhi sull’enorme prezzo che pagava: la mancanza della libertà. Quel regime, con slogan e fatti, otteneva consenso tra il popolo fino al punto da proclamare le leggi razziali del 1938, che, tra altre cose ancora peggiori, proibivano ai bambini ebrei di andare a scuola, che portarono a marchiare le case in cui gli ebrei abitavano. Le cronache di questi ultimi giorni ci raccontano che, qui vicino a noi a Mondovì, c’è chi ha pensato di poter percorrere ancora quella strada.

L’Europa. Oggi i nostri ragazzi a vent’anni partono per l’Erasmus, per condividere esperienze e conoscenze con i loro coetanei francesi, tedeschi, spagnoli. Soltanto 75 anni fa, Riccardo Sala, 19enne, partiva per andare in guerra e trovare la morte. L’Europa unita ha garantito al nostro Continente 75 anni di pace ininterrotta. È un fatto storico di assoluta straordinarietà, che troppo spesso diamo per scontato.

Chiudo questo mio intervento con una frase del poeta William Shakespeare che mi ha colpito molto. “Vivi felice! Prima di discutere, respira; Prima di parlare, ascolta; Prima di criticare, esaminati; Prima di scrivere, pensa; Prima di far male, senti; Prima di arrenderti, prova; Prima di morire, VIVI!”» – dichiara il sindaco Claudio Scajola.

L’appuntamento si è svolto questa mattina in Sala Consiliare. Dopo il saluto del sindaco Claudio Scajola, Luigi Sappa, presidente della Commissione Toponomastica, ha presentato il volume mentre Vittorio Coletti ha illustrato il testo. L’attore Eugenio Ripepi ha letto alcuni brani accompagnato dalla musica del M° Mauro Vero. Al termine dell’evento, chi voleva, ha potuto ritirare una copia del volume.

Riccardo Sala nacque ad Imperia il 13 aprile 1924 e morì il 10 maggio 1944 nel campo di concentramento di Neumark. Era stato catturato a seguito di un’azione militare ad Appiano (Bolzano) l’8 settembre 1943 – giorno dell’entrata in vigore dell’armistizio firmato dal Governo Badoglio con gli alleati della Seconda Guerra mondiale – e deportato nel campo di detenzione di Danzica. Trasferito nell’ottobre successivo nel campo di Hohenstein (tra le città di Lipsia e Dresda), è stato infine trasferito nel campo di Neumark, dove rimase segregato fino alla morte sopraggiunta per malattia.

Il diario del giovane milite imperiese è stato scritto con matite di fortuna sul libretto matricola in dotazione ai militari e traccia il percorso dei trasferimenti nel corso della prigionia, registrando con brevi annotazioni le condizioni di detenzione, il lavoro nei campi o in fabbrica e gli stati d’animo legati alla drammatica esperienza.

L’Amministrazione comunale ha deciso di procedere alla stampa del manoscritto e alla trascrizione delle memorie per raccogliere in un volume questa testimonianza, che rappresenta un messaggio immediato e diretto, tale da incoraggiare una riflessione pubblica sul tema della privazione della libertà e della deportazione.