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Una delegazione delle Sardine Ponentine invitata a Roma dai responsabili del movimento

«Abbiamo potuto respirare la bellezza dell'ondata che abbiamo contribuito a generare»

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Imperia. Una delegazione di Sardine Ponentine è stata invitata da Mattia Sartori delle 6000sardine, ieri a Roma al Spin Time per la prima assemblea dei responsabili e organizzatori dei vari flashmob d’Italia, per chiudere la prima fase e lanciare la fase due.

«Questa seconda fase consiste nel tornare sui territori. Con iniziative che saranno realizzate in tutte le regioni d’Italia, liberando la creatività, valorizzando l’arte, favorendo le relazioni.

Nel corso della mattinata di ieri, i referenti delle sardine italiane si sono ritrovati e confrontati per definire i prossimi passi. Due ore di discussione divisi in gruppi a seconda delle regioni di provenienza, con l’obiettivo di definire le prossime iniziative che saranno sviluppate sui territori.

In particolare è stato chiesto di rivolgere l’attenzione nelle zone regionali più difficili e problematiche. Per la Liguria è stato scelto Ventimiglia: ma tutta la Liguria sarà coinvolta con un evento molto evocativo e di grande impatto mediatico ed emotivo.

Ieri per questa nuova iniziativa si sono gettate le basi, che saranno poi sviluppate nelle prossime settimane e presentate nel dettaglio. Uno degli obiettivi delle Sardine fino a fine gennaio sarà raggiungere il più possibile territori che, spesso perché in difficoltà, si sono rivelati appunto più vulnerabili ai toni populisti.

Nessuna discussione, invece, su temi politici specifici, che per definizione sono complessi e non possono essere affrontati in una mattinata in modo adeguato. Negli ultimi 30 giorni le sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno. E’ la stessa pazienza che chiediamo al mondo dei media. Capiamo l’urgenza di avere risposte ma ribadiamo che queste, invece, possono maturare solo con il tempo, e con la costruzione di un percorso condiviso che continuerà a rafforzarsi nelle prossime settimane.

Ciò che è certo è che le sardine si sono riunite per combattere tutte le forme di comunicazione politica aggressive, che strizzano l’occhio alla violenza, verbale o fisica, online o offline. Ribadiamo i punti emersi dalla piazza di Roma e condivisi durante la giornata di ieri:

Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network. Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità. Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica.

Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia.

Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi. Politica è partecipazione. La giornata di domenica a Roma a San Giovanni i vari flashmob d’Italia, compreso quello di Piazza Colombo a Sanremo il 6 dicembre scorso, è stata partecipazione. La giornata di ieri è stata politica.

La cosa assurda di questo mese è che passerà alla storia come la rivoluzione di gente normalissima e semplice. La risposta più potente e diretta che poteva arrivare in un’epoca di marketing, di ricerca del potere e politica delle merendine.

Domenica grazie ai romani abbiamo potuto respirare la bellezza dell’ondata che abbiamo contribuito a generare, e ieri ci siamo rimessi al lavoro. Senza ricerca di gloria o illusioni, consapevoli che la strada è lunga ma che il sacrificio pagherà. Dobbiamo essere affamati di giustizia. Dobbiamo essere assetati di democrazia e dobbiamo soprattutto essere contagiosi».

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