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Imperia, intitolato l’archivio dell’Isrecim ai fratelli Nante foto

Libero, Angioletta e Lello si sono distintisi nella guerra partigiana combattuta sulle montagne della Liguria nella zona compresa tra Ventimiglia e Ceriale

Imperia. Sabato 7 dicembre l’Istituto storico per la Resistenza e l’età contemporanea della Provincia di Imperia – Isrecim ha dedicato il suo prestigioso archivio con una targa alla memoria dei fratelli Libero, Angioletta e Lello Nante, distintisi nella guerra partigiana combattuta sulle montagne della prima zona Liguria, geograficamente compresa tra Ventimiglia e Ceriale.

Lo storico Ferruccio Iebole ha arricchito la cerimonia con una interessante commemorazione. All’inizio del 1944, sfuggiti alla persecuzione nazifascita, con i genitori Coluccio e Nannina, dalla natia Oneglia a Viozene, i tre ragazzi vennero reclutati dal mitico Comandante Partigiano Nino Siccardi (Curto) ed adibiti i primi due (Libero, ventiquattrenne, studente di Medicina, Angioletta, quindicenne) all’organizzazione di un ospedaletto da campo ed il terzo (ventenne) alla prima linea.

A seguito del terribile rastrellamento di Upega, che costrinse i Partigiani, decimati, ad una epica ritirata tra le montagne ghiacciate, la famiglia, in ordine sparso, si ritrovò sul versante piemontese, a Fontane, in val Corsaglia. Qui Lello venne nominato vice comandante della neocostituita VI Brigata del celebre Fra Diavolo e Libero venne inviato, con compiti ufficialmente sanitari e, meno dichiarati, informativo-esplorativi, ad Alto in Val Pennavaire.

Iebole ha raccontato di quando Libero, in missione, sfuggì ad un agguato, avendo incontrato nel bosco una ambigua donna, che fungeva da guida ad una colonna nazifascista. Della donna in seguito si persero le tracce. In assoluta anteprima Iebole ha svelato, per l’occasione, l’identità della donna.

Le sue ricerche, infatti, lo hanno portato ad identificarla in Oliva Fioretta Cordella, nata 1913 nel Bellunese, coniugata e residente a Vado Ligure, impiegata nella Croce Rossa savonese: essa si trovava ausiliaria della suddetta colonna nazifascista, dalla quale veniva anche utilizzata come spia per la sua fisica avvenenza e per il suo bilinguismo italiano e tedesco. Come tale venne in seguito giustiziata in segreto, tanto che nemmeno gli stessi Comandi partigiani seppero riferirne a Libero a fine guerra.

Di Lello, oltre al valore militare, Iebole ha raccontato l’equilibrio, quando Presidente del Tribunale Partigiano, emise nei confronti di un informatore fascista un giudizio di “pacatezza sconosciuta per quei tempi per la gravità delle colpe”. La sentenza di morte fu, infatti, tramutata da Lello in ammenda di 200.000 lire, molto utili al sostentamento della Brigata. “Che differenza tra giustizia partigiana e giustizia fascista ! Semi di una pacificazione già presenti prima che fossero deposte le armi; l’impiego della ragione precedeva le vendette e i giorni difficili dell’ira !”

Libero concluse la sua militanza ribelle scendendo, il 25 aprile 1945, ad Albenga con il suo distaccamento ed organizzando, nell’ospedale cittadino, corsie per soccorrere i partigiani feriti. Poi ivi rimase come Medico Condotto dell’entroterra ed in seguito creatore delle due case di cura Villa Salus e Clinica San Michele. Angioletta (che in montagna gli era stata “staffetta” e “aiutante”) si fermò con lui ad Albenga, mentre Lello tornò, operaio, ad Imperia.

Alla Cerimonia, introdotta, di fronte ad un centinaio di persone (tra cui i figli ed i nipoti dei tre Partigiani commemorati), dal Presidente ISRECIm, On. Giovanni Rainisio, da Amelia Narciso e Gianni De Moro in rappresentanza, rispettivamente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia-ANPI e della Federazione Italiana Volontari della Libertà-FIVL, hanno partecipato, per la Città di Imperia, Pino Camiolo, presidente del consiglio comunale e per la Città di Albenga, gli Assessori Simona Vespo e Mauro Vannucci.

Presente, con altre autorità civili, anche il Sindaco di Alto (CN), il cui territorio è stato scenario di molte vicende partigiane raccontate da Ferruccio Iebole e nel libro “Tempo di ricordi” di Libero Nante. Significativa anche le testimonianze portate da due Partigiani superstiti: il dottor Neri Valcado (Collega di Libero) ed il Comm. Athos Giribaldi (che ha scoperto la targa con Giovanna, figlia di Libero e Nicoletta, figlia di Lello).

Per la famiglia ha ringraziato il figlio di Libero, Nicola: Il discorso di Nicola Nante

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