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Festival, furbetti del rimborso chiuse le indagini. L’albergatore di Sanremo: «Costretto per avere i dipendenti Rai»

Cinquantadue indagati, nel mirino altre manifestazioni

Sanremo. Il pubblico ministero di Roma Alberto Poletti ha chiuso le indagini per il caso delle spese gonfiate dai dipendenti Rai durante il Festival di Sanremo.

Lo scrive nell’edizione in edicola stamattina “Il Messaggero” di Roma a firma Michela Allegri.

Sono 52 le persone indagate, tutte accusate di truffa: 51 dipendenti Rai e Matteo Paracchini, cognato del sindaco della Città dei fiori Alberto Biancheri e e titolare dell’hotel Belsoggiorno, che dal 2013 al 2015 avrebbe emesso fatture false permettendo ai clienti di presentare all’azienda scontrini taroccati

Agli atti dell’inchiesta sul maxi raggiro costato all’azienda di Stato circa 120mila euro di rimborsi non dovuti elargiti a tecnici del suono e delle luci, registi, autori, direttori della fotografia e scenografi incaricati di seguire il Festival o, c’è un’informativa della Guardia di finanza di Imperia che tratteggia i contorni dell’imbroglio.

Paracchini oltre ad aver ammesso che l’indagine gli era stata in qualche modo preannunciata da una “talpa”   ha aggiunto che «il sistema Rai gli era stato imposto».  L’albergatore sostiene di essere stato «costretto» ad accettare quelle condizioni «per garantirsi la presenza dei dipendenti Rai».
e «la sistematica occupazione delle camere per l’intero periodo delle manifestazioni da parte di quel personale che avrebbe soggiornato per il periodo più lungo. In caso contrario, presso la struttura sarebbero state alloggiate persone che, ricoprendo mansioni marginali, avrebbero soggiornato per un periodo più breve».

Le false fatture sarebbero state emesse anche in altre occasioni: la Milano-Sanremo, I Carri fioriti, Sanremo Giovani. A raccontarlo, sono stati i dipendenti dell’albergo, che hanno spiegato come funzionava il “sistema Rai” .

Un receptionist ha detto che, nonostante la convenzione prevedesse l’alloggio in una camera singola, spesso i dipendenti Rai decidevano di stare in coppia, mentre la camera, già pagata dall’azienda di Stato e lasciata libera, veniva rivenduta ad altri clienti. «Paracchini corrispondeva ai due conviventi 20 euro a testa al giorno per il tempo di soggiorno». L’accordo sui pasti funzionava così: «Il primo pasto consumato era gratuito, mentre il secondo era pagato al 50%, cioè circa 20 euro». Mentre il rimborso chiesto alla Rai era relativo a due pasti, per un totale di 60 euro.

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