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Autostrade, Mulè (Fi): «Incapacità del Governo smascherata dai fatti»

«Ora il governo rischia di aggiungere danni a danni perché, se mai si andasse avanti per una revoca o caducazione della concessione, si rischierebbero conseguenze ancora più gravi e a farne le spese sarebbero gli italiani»

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Genova. «Dovevano dare una ‘lezione’ ad Autostrade, aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, far volare gli asini e… invece la loro incapacità viene smascherata ancora una volta dai fatti. I frutti marci del lavoro di Toninelli e Conte sono tutti racchiusi nella decisione del TAR della Liguria cui si è rivolta Autostrade dopo che il ‘decreto Genova’ l’aveva estromessa dalla demolizione e dalla ricostruzione del nuovo Ponte Morandi: bene, apprendiamo oggi che quella legge presenta dei profili di potenziale violazione costituzionale e per questa ragione il Tar della Liguria cui si era rivolta Autostrade, ha deciso di trasmettere alla Corte Costituzionale il quesito e nell’attesa ha sospeso il giudizio sul ricorso presentato da Aspi affinché fosse annullato il decreto Genova». Così, in una nota, il deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, Giorgio Mulé.

«Glielo avevamo detto in tutti modi – aggiunge – e in tutte le sedi durante la discussione del decreto Genova, li avevamo messi in guardia nelle commissioni parlamentari e lo avevo dichiarato ancora in Aula alla Camera il 30 ottobre 2018 avvertendo che a causa della superficialità e ignoranza del governo ci sarebbe stato un defatigante contenzioso legale con Autostrade. Ma niente: approssimativi, populisti, qualunquisti e chi più ne ha più ne metta, sono andati avanti e sono andati a sbattere. Ma con l’ignoranza non si governa, si danneggia la credibilità e il futuro del Paese.

Ora il governo rischia di aggiungere danni a danni perché, se mai si andasse avanti per una revoca o caducazione della concessione, si rischierebbero conseguenze ancora più gravi e a farne le spese sarebbero gli italiani. Di fronte a tutto questo c’è solo da sperare nell’unica decisione saggia da parte della maggioranza: andare a casa».

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