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Amat risponde “picche” ai sindaci: «Non ritiriamo l’istanza di fallimento contro Rivieracqua senza garanzie»

«Prima un piano finanziario credibile».Crediti vantati per due milioni e 600 mila euro

Imperia. Guerra dei rubinetti, è scontro tra Amat e Rivieracqua: l’assessore alle Partecipate Fabrizia Giribaldi e il presidente Amat Maurizio Temesio  rispondono alla conferenza dei sindaci che la scorsa settimana ha chiesto al Comune capoluogo che controlla Amat di rinunciare all’azione fallimentare contro il Consorzio dell’acqua pubblica.

fabrizia giribaldi e maurizio temesio

La Giribaldi e Temesio sottolineano di non avere alcuna intenzione di farlo se non a fronte di una precisa proposta finanziaria che garantisca la continuità di Rivieracqua: «Il sindaco Claudio Scajola -dice Fabrizia Giribaldi –  aveva aperto alla possibilità di coinvolgere un socio privato come unica strada da percorrere per salvare Rivieracqua. La stessa soluzione soluzione, qualche giorno fa, è stata prospettata all’assemblea dei sindaci. Purtroppo si è perso un anno e mezzo, i debiti sono aumentati e il Comune di Imperia non riesce a capire le ragioni di questo ritardo. Obiettivo nostro è garantire il ciclo idrico integrato ma non possiamo salvare Rivieracqua facendo fallire Amat».

Sottolinea Maurizio Temesio: «Si tratta di un semplice rapporto tra debito credito. Amat fornisce l’acqua a Rivieracqua ma non viene pagata. L’insolvenza iniziata nel 2016. Da allora sono intercorse due transazioni non rispettate da Rivieracqua e lo stesso consorzio nel frattempo ha presentato istanza di concordato preventivo.  Il credito cristallizzato ammontava a un milione e 600 mila. Amat, ha quindi, ha presentato la seconda domanda di fallimento, rimettendosi alla giustizia, ai tribunali».

«Il problema è che ogni mese Amat deve rifornire Rivieracqua doverosamente rispetto ai suoi contratti. Ad oggi siamo giunti a un credito di 2milioni e 600mila euro. Ci dobbiamo tutelare nelle forme di legge, anche verso i nostri dipendenti e fornitori. Rivieracqua deve dimostrare di avere le risorse finanziarie per proseguire l’attività», conclude Temesio.