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Sanremo, Alessandra Artale presenta ‘Storia delle case chiuse in Italia e in Liguria’

L’autrice affronta l’argomento a 360 gradi descrivendo i vari aspetti di quel mondo, dall’archeologia e in particolar modo i bordelli di Pompei

Sanremo. Sabato sera alle 21 alla Federazione Operaia di via Corradi 47, presentazione del libro di Alessandra Artale ‘Storia delle case chiuse in Italia e in Liguria’ con la partecipazione dell’autrice sanremese, storica dell’arte, Luca Beltramino, archeologo, e con letture di Anna Blangetti e Max Carìa. L’ingresso è gratuito.

Un argomento molto particolare – si scrive di prostituzione – ma si tratta comunque di un bel pezzo di storia d’Italia, da quel lontano 1860 in cui Camillo Benso conte di Cavour firmò il decreto che autorizzava l’apertura dei ‘luoghi di meritricio’, al 20 settembre 1958 quando la legge Merlin fece chiudere i battenti delle case chiuse, altrimenti dette bordelli o casini. Un pezzo di storia che ha lasciato tracce profonde nel nostro paese, sia sul piano sociale che su quello culturale, lasciando anche in eredità termini che sono oggi entrati nel linguaggio comune.

Nel libro, l’autrice affronta l’argomento a 360 gradi descrivendo i vari aspetti di quel mondo, dall’archeologia e in particolar modo i bordelli di Pompei, dalle leggi ai regolamenti, da chi erano le ‘signorine’ a chi erano i ‘clienti’, da come erano arredate quelle case alle tariffe per le Veneri a tassametro, dalla maniacale cura dell’igiene alla sicurezza delle ragazze, per poi passare alle case chiuse nell’arte, nel cinema, nella musica e nella letteratura.

Un mondo perduto, con i suoi pro e i suoi contro, raccontato anche attraverso le testimonianze, e i ricordi lontani di chi ci andò, con la dolce malinconia di sapere che a quel microcosmo era legata la loro giovinezza. Nelle pagine del libro dell’Artale molti aneddoti e curiosità corredate da una ricca serie di immagini, oltre alla recente polemica sulla possibilità di riaprirle o meno.

Un excursus specifico sulle case chiuse della Liguria completa il quadro, dando la possibilità di vedere con i propri occhi ciò che fisicamente ancora rimane di un’Italia che appartiene ormai solo al passato, anche se piuttosto recente.

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