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Restyling del Porto Vecchio in stand-by fino ad accordo tra tutti gli operatori

Doveri e oneri in capo a privato e Comune al centro del confronto tra i consiglieri comunali e il legale della Porto di Sanremo Srl

Sanremo. Rischi e doveri a carico del futuro concessionario del Porto Vecchio e del Comune: si è tenuto questa mattina a Palazzo Bellevue un nuovo confronto tra i consiglieri comunali e commissari della prima e seconda commissione consigliare e l’avvocato della Porto di Sanremo Srl, soggetto promotore del noto progetto di riqualificazione, approvato dalla giunta Biancheri, che dovrebbe trovare concreta applicazione agli inizi del 2022, quando, salvo imprevisti, dovrebbe essere posata la prima pietra.

Cosa accadrebbe se la causa dello stop dei lavori fosse imputabile agli attuali concessionari dei baretti o dei cantieri nautici, oppure al Comune stesso? Secondo la bozza di convenzione discussa oggi, il privato potrebbe vantare i costi sostenuti fino all’intervenuto stop. Il dato fondamentale, tuttavia, è che la gara per l’affidamento dei lavori rimarrebbe in stand-by fino a quando tutti gli attori del porto non sottoscrivano un accordo bonario di “non belligeranza” che scongiuri ricorsi e quindi il possibile blocco dell’opera. E’ questa la linea tracciata dall’amministrazione Biancheri, per espressa volontà del sindaco, volta a evitare il verificarsi dell’ipotesi peggiore: il fermo dei lavori per responsabilità imputabile al Comune.

Titolari dei baretti, ristoratori, cantieri nautici e enti pubblici coinvolti nel restyling dovranno impegnarsi, prima della pubblicazione del bando di gara europeo, a concedere il possesso dei propri manufatti. In mancanza di un accordo simile, Palazzo Bellevue attiverà le procedure per uno spossessamento coatto delle concessioni. Se dovessero nascere per questo motivo dei contenziosi, l’intero progetto rimarrà “ostaggio” di una sentenza definitiva non più impugnabile che, di fatto, terrà investitori e cittadini in stand-by.

Cosa succederebbe, invece, nel caso in cui durante l’esecuzione dei lavori si presentassero degli imprevisti tali da stravolgere i piani finanziari del privato? A far scattare le clausole di riequilibrio economico ci sono principalmente i casi di ritrovamento di sostanze inquinanti o di reperti architettonici nelle aree di scavo, nella misura da doversi rendere necessaria una variante al progetto. In queste due ipotesi si attiverebbe un contraddittorio tra pubblico e privato che, in mancanza di un accordo, porterebbe le parti a un contenzioso di fronte al Tar e all’eventuale risoluzione del contratto e al risarcimento dei costi fino a quel momento sostenuti da parte del municipio all’imprenditore.

Tra le clausole della bozza di convenzione si prevede, invece, che il privato attuatore sia ritenuto responsabile per i danni verso terzi, per i quali dovrà assicurarsi con un’idonea polizza che vada a salvaguardare i proprietari frontisti, ovvero i residenti di via Bixio e piazza Bresca che sono interessati dai lavori sul tunnel interrato.

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