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Prostituzione a Sanremo, parla il pentito Alessandro Sarnataro: «Nel Ponente agisce ancora banda albanese»

Il pentito ha raccontato di quando «due reggenti della camorra, Luigi e Ciccio Mallardo, sono venuti a Sanremo»

Sanremo. «Le ragazze erano per lo più romene, di circa 20 anni. A loro veniva detto che avrebbero fatto le ballerine e intrattenuto i clienti al bar, ma senza andare troppo oltre. Poi venivano costrette a prostituirsi e vicino al Casinò di Sanremo, nel retro verso un parcheggio, c’era un appartamento che loro chiamavano ‘bunker’ dove stavano oltre dieci ragazze, una era anche incinta». A dichiararlo, nel corso del processo per induzione e sfruttamento della prostituzione nato da un’inchiesta dell’allora sostituto procuratore Roberto Cavallone, è il pentito di origini campane, Alessandro Sarnataro. 
L’uomo, attualmente detenuto in carcere, è comparso stamane come testimone del pubblico ministero Antonella Politi, davanti al tribunale collegiale di Imperia.

Con l’udienza di oggi, si è chiusa l’istruttoria dibattimentale di un filone del processo relativo a un giro di droga, estorsioni e sfruttamento della prostituzione da parte di una presunta organizzazione malavitosa che avrebbe preso di mira anche alcuni porteur (procacciatori di clienti) del Casinò di Sanremo, tre dei quali sarebbero stati costretti a versare parte dei loro compensi, per continuare a lavorare. Mentre per i reati di tentata estorsione, spaccio di droga, ricettazione, furto e detenzione di armi gli imputanti sono già stati condannati, per l’induzione e lo sfruttamento della prostituzione tutto è ancora da decidere. Gli avvocati della difesa, infatti, avevano chiesto una rogatoria (la richiesta che un’autorità giudiziaria rivolge ad altra autorità per il compimento di un atto istruttorio relativo a un procedimento che si svolge innanzi a essa) per ascoltare una delle donne citate da Alessandro Sarnataro. Per non allungare i tempi del procedimento, il processo era così stato suddiviso in due parti e quando la donna, ex compagna del pentito, è stata chiamata a testimoniare, ha negato di essersi mai prostituita. Per questo stamani, l’avvocato Salvatore Sciortino ha chiesto una nuova rogatoria nei confronti di tutte le altre giovani che secondo Sarnataro sarebbero state costrette a prostituirsi in locali come il Piper. «Stefano Amanzio (imputato, ndr) non proteggeva solo il Piper, ma anche il Ninfa Egeria – ha detto Sarnataro – E prendeva una parte dei proventi derivanti dall’attività delle ragazze». Le tariffe per le prestazioni, a dire del collaboratore di giustizia, erano alte: dai 500 ai 1000 euro all’ora.

Il pentito ha raccontato di quando «due reggenti della camorra, Luigi e Ciccio Mallardo, sono venuti a Sanremo e hanno passato la notte con due di queste ragazze, portandole in albergo, ovviamente pagando la prestazione».

Secondo l’uomo, esiste tutt’ora una banda criminale albanese che opera nel Ponente ligure procurando e controllando giovani donne inserite in un giro di prostituzione: «Ne parlerò presto con la DDA di Genova», ha dichiarato.
Sulla scelta di collaborare con la Questura, subito dopo un blitz della polizia all’interno del Piper, Sarnataro ha detto: «Amanzio aveva iniziato a fare il doppio gioco, e siccome tra me e Giovanni Tagliamento (altro imputato, ndr) i rapporti non erano buoni, ho iniziato a collaborare. Tagliamento mi vuole morto ancora oggi. Ha minacciato di uccidere me e i miei figli, mi ha detto che sarebbe stato meglio che non mettessi più piede a Sanremo».

La discussione del processo è stata fissata per il 22 ottobre.