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Moria di cinghiali in provincia di Imperia, la causa è un batterio

All’origine di questa epidemia batterica non si esclude che possa giocare un ruolo fondamentale il sovraffollamento di cinghiali

Imperia. La moria di cinghiali verificatasi in provincia di Imperia nelle ultime settimane è dovuta a un batterio. A stabilirlo è stato l’Istituto di Igiene Zoo Profilattica di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta che ha effettuato una serie di analisi sui resti di nove ungulati: quattro carcasse e cinque femori di altrettanti suini.

 Scartate le ipotesi più temute: quella di peste suina e peste suina africana. «Avrebbero comportato gravi problemi, come il blocco totale della commercializzazione dei prodotti di origine suina – spiega il dirigente dell’istituto Zoo Profilattico, Angelo Ferrari – Ma per fortuna possiamo scartarle».

Eliminata anche l’ipotesi della malattia di Aujezsky, meglio conosciuta come pseudo rabbia: quest’ultima avrebbe potuto colpire anche i cani da caccia, quando si avvicinano al cinghiale durante l’abbattimento dell’animale.

Restano due possibilità: «Quelle di un’infezione batterica da micoplasmosi o streptococcorsi», spiega il dottore.

Per l’Istituto di igiene zoo profilattica sarebbero da escludere anche intossicazioni da pesticidi o fitofarmaci e quindi casi di avvelenamento. Non si esclude invece che all’origine di questa epidemia batterica possa giocare un ruolo fondamentale il sovraffollamento di cinghiali.

Le carcasse sono state rinvenute soprattutto in Valle Arroscia, nell’entroterra di Imperia: una sulla strada tra Pietrabruna e San Lorenzo al mare e un’altra al confine tra Liguria e Piemonte, ma già sul versante piemontese.

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