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Madonna di Polsi a Ventimiglia, interviene la diocesi: «Non è la festa della ‘ndrangheta»

«Se da una parte non si può negare un atto devozionale e di pietà popolare, dall’altro la diocesi vigila e segue con attenzione che nessuna norma liturgica o canonica sia violata»

Ventimiglia.  Sul caso scoppiato a seguito delle illazioni pronunciate da Christian Abbondanza, referente ligure della Casa della Legalità sulla processione per la Madonna di Polsi nel centro storico di Ventimiglia, dopo la celebrazione dell’eucarestia nella chiesa di San Michele, interviene la diocesi di Ventimiglia-Sanremo che specifica: «la festa nasce dalla richiesta di un gruppo di fedeli, che desiderano mantenere il legame spirituale con la pietà popolare della propria terra d’origine. Infatti una folta comunità di immigrati calabresi da decenni sono presenti nella città di confine e in tutta la diocesi di Ventimiglia – San Remo. L’organizzazione di questo appuntamento di preghiera nasce dall’attenzione pastorale della Chiesa locale, che ha una vocazione particolare all’accoglienza, all’educazione e all’integrazione».

«Nel corso di quest’anno – aggiunge la diocesi – E’ stata donata e posizionata nella chiesa da cui è partita la processione l’effige della Madonna di Polsi, con il beneplacito della soprintendenza ai beni culturali e della commissione diocesana d’arte sacra: da allora si celebra questa festa. L’anno scorso la diocesi aveva già ribadito che si trattava della festa della Madonna e non della ‘ndrangheta e si erano riproposte le medesime disposizioni della diocesi di Locri – Gerace in merito a questa celebrazione».

Continua la diocesi: «Se da una parte non si può negare un atto devozionale e di pietà popolare, dall’altro la diocesi vigila e segue con attenzione che nessuna norma liturgica o canonica sia violata. Se vi sono stati degli abusi da parte dei partecipanti o organizzatori – cosa che ferirebbe gravemente la comunità cristiana e la fede – l’indagine dei carabinieri che è stata aperta non potrà che far luce su quanto accaduto».

«Se emergeranno comportamenti non opportuni o peggio degli abusi liturgici avvenuti all’insaputa di chi celebrava, si adotteranno gli opportuni provvedimenti canonici – conclude – perché sia sempre più chiaro il senso spirituale e pastorale di questa celebrazione, in netta contrapposizione ad ogni forma di strumentalizzazione».

 

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