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Il punteruolo rosso non risparmia le palme “resistenti”, parte da Sanremo la nuova sfida al coleottero killer

Scoperti casi che coinvolgono le Phoenix dactylifera. Scatta maxi controllo del Comune

Sanremo. Anche le palme simbolo della “resistenza” al punteruolo rosso stanno mostrando i primi segni di resa al coleottero asiatico. Negli ultimi mesi sono stati scoperti cinque esemplari di Phoenix dactylifera, utilizzate su larga scala dalle amministrazioni pubbliche per andare a sostituire le più conosciute canariensis, il cui 90% degli esemplari è stato sterminato, dal sud al nord Italia, dall’insetto killer.

A fare l’amara scoperta è stato l’agronomo Roberto Garzoglio. Incaricato da Palazzo Bellevue di monitorare lo stato del patrimonio arboreo della Città dei Fiori, in maniera particolare dal giorno del clamoroso cedimento del Ficus in via Roma, nell’ultimo periodo si è imbattuto in sei casi di dattilifere precipitate al suolo perché mangiate alla base dal punteruolo rosso.

Una scoperta che ha allarmato gli specialisti. In questi casi (ripetutisi in tre circostanze anche a Bordighera), la palma cosidetta “anti-punteruolo”, per via della sua propensione a resistere all’infestazione del coleottero malesiano, è stata attaccata dalle radici, senza che dall’esterno fosse visibile alcun segno di deterioramento. Solo a Sanremo, di recente, se ne sono trovate al suolo alcune sulla ciclabile, sulla passeggiata dell’Imperatrice e, l’ultima, nei pressi del Sud Est, a ridosso della zona dove oggi trovano spazio le scuole prefabbricate. Un problema, quello emerso con i ritrovamenti delle dattilifere cadute, ancora più subdolo perché fino al momento del crollo non è possibile vedere i segni dell’infestazione.

Questi primi campanelli d’allarme hanno fatto scattare un maxi piano di monitoraggio da parte del Comune che ha incaricato lo specialista piemontese Paolo Settembri di verificare lo stato di salute di oltre cinquecento alberi, tra cui molte palme, facenti parte del patrimonio arboreo comunale. L’obiettivo che si sono posti gli agronomi di fronte a questa anomalia, dovuta secondo i primi riscontri all’età di queste piante e alla loro posizione in terreni inadatti ad accoglierle, è di riuscire nel giro di qualche mese di tempo a creare un protocollo d’azione, basato su parametri specifici (altezza, età della pianta, inclinazione) che possa essere d’aiuto nel contenimento del pericolo, sopratutto in quelle zone ad alto rischio più frequentate dal pubblico.

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