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Ricatti bollenti online, coppia di commerciati ventimigliesi nei guai

I fatti risalgono al 2016, quando la donna conosce sui social il titolare di un bar del trevigiano con cui si scambia fotografie intime, fino a quando lei gli rivela di essere minorenne chiedendogli seimila euro per non divulgare le foto

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Ventimiglia. I carabinieri della stazione di Ventimiglia Alta hanno proceduto ad arrestare due italiani, un uomo e una donna di 36 anni e 25 anni residenti a Ventimiglia dove possiedono un’attività commerciale, già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, destinatari di un provvedimento di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

I fatti risalgono al febbraio 2016, quando la giovane donna conosce su un noto social network il titolare di un bar in Provincia di Treviso: dopo poco tempo i due cominciano a scambiarsi fotografie intime a sfondo sessuale, fino a quando improvvisamente lei gli rivela di essere minorenne e gli chiede la somma di 6.000 euro per non divulgare le foto e i files.

La somma viene pagata, ma le richieste continuano: ai primi 6.000 euro se ne aggiungono altri 4.000 perché la presunta minorenne si sarebbe accorta di un tentativo di intrusione sul suo pc da parte di un fantomatico hacker, contattato sempre online dalla vittima con la promessa di ripulire la rete dalle foto e dai dati compromettenti, il tutto dietro compenso di ulteriori 2.000 euro.

Ad autunno 2016 altre richieste, questa volta da parte dell’”hacker”, che gli chiede 10.000 euro per sostenere delle spese legali a seguito di un arresto in Venezuela; intimorito dalla possibilità che questi potesse divulgare i dati sensibili, la vittima arriva a versargli in diverse rate un totale di circa 25.000 euro, venendo anche costretto a cedere la propria attività per recuperare il denaro.

Il coraggio di denunciare arriva nell’ottobre del 2017, quando a fronte di una richiesta pervenuta questa volta da un sedicente appartenente alla Polizia Postale asseritamente in possesso del materiale pedopornografico, la vittima si rivolge ai Carabinieri di Montebelluna in Provincia di Treviso, raccontando dettagliatamente tutti i fatti.

Le indagini che ne sono conseguite hanno permesso di identificare compiutamente la coppia quale responsabile degli eventi: la giovane donna si è finta minorenne adescando l’uomo mentre il compagno ha impersonificato sia l’hacker che l’appartenente alla Polizia Postale, riducendo sul lastrico la malcapitata vittima.

Grazie alla fattiva collaborazione e sinergia tra i militari della compagnia di Montebelluna (TV) e quelli della stazione di Ventimiglia Alta, che hanno rintracciato la coppia nella città di confine, venerdì scorso è stato possibile infine eseguire il provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Venezia, per il quale ora i due dovranno rispondere di fronte all’autorità giudiziaria del grave reato di estorsione aggravata e continuata.

La sextortion – letteralmente estorsione sessuale – è un fenomeno in continua espansione negli ultimi anni, non solo tra i giovani ma anche tra gli adulti, tanto che molte ricerche stimano che sia stato raddoppiato ormai il numero di quella che un tempo era la minaccia più comune online, il pishing.

I rimedi possono essere diversi, soprattutto per chi è più abile con l’utilizzo degli strumenti informatici; per tutti, però, deve ritenersi assolutamente fondamentale denunciare i fatti ai Carabinieri, superando i sentimenti di disagio e imbarazzo sui quali puntano i criminali della rete.

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