Quantcast

Imperia, privatizzazione dell’Isah Stefano Pugi: «I dipendenti? Non perderanno lo stipendio, anzi porteranno a casa qualcosa di più» foto

La scelta di privatizzare dipende dalla necessità di eliminare pastoie burocratiche

Imperia. «I dipendenti perderanno  forse il ruolo di dipendente pubblico, ma non perderanno il contratto di lavoro, non perderanno lo stipendio, non perderanno l’anzianità, non perderanno nulla di quello che hanno. Se non aumenteranno addirittura il proprio stipendio, visto che proprio l’altro giorno abbiamo elargito le posizioni orizzontali per 11mila euro».

stefano pugi

E’ questa la posizione di Stefano Pugi, presidente dell’Isah di Imperia all’uscita del vertice in Prefettura.

In quanto alle domande di mobilità Pugi sottolinea: «Per noi ci sono figure per le quali è impossibile concedere la mobilità perché andremmo  a privarci di figure  fondamentali che porterebbero l’Ente a perdere dei requisiti importanti».

«Ringrazio l’Asl 1 Imperiese nella persona del direttore generale Marco Damonte Prioli e l’assessore alla sanità Sonia Viale -prosegue Stefano Pugi–  per l’interessamento verso i lavoratori e per l’assorbimento di queste 4 figure che non precludono in alcun modo il rapporto con l’utenza. Ho accettato di poterli ricollocare immediatamente. Anzi lo avevo già consentito nel primo incontro, solo che erano mobilità richieste verso altri Enti».

«La scelta di privatizzare – ribadisce Pugidipende dalla necessità di sciogliersi  dai lacci e lacciuoli della burocrazia, vedi il caso delle maternità: noi paghiamo 4 infermiere e ne lavorano due. Non possiamo, poi,  partecipare alla raccolta del 5 per mille. E’ questo il vero problema. Io voglio che stiano bene i nostri ragazzi. Non ci devono essere discussioni, critiche che possano portare a una mancanza di concentrazione nei riguardi dei nostri bambini».