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Sanremo Libera: «Quale sorte attende i poli universitari di Imperia e della Città dei Fiori?»

«Certamente suggestiva l'idea di pensare alla costruzione di nuovi edifici scolastici, ma forse prima sarebbe necessario tentare di mantenere funzionanti ed efficienti quelli che già esistono»

Sanremo. Le dichiarazioni di Alessandro Condò di Sanremo Libera sui poli universitari di Imperia e della Città dei Fiori:

«L’università a Imperia c’è e funziona bene, gli studenti continuano ad iscriversi, a studiare e a laurearsi, ma nonostante tutto manca un progetto serio ed il futuro dell’ateneo di via Nizza e di quello di Bussana è tutt’altro che certo.

Il corpo docenti non molla ed è presente, ma i segnali e le risposte dagli enti tardano ad arrivare. Le potenzialità per crescere a Imperia ci sono, gli spazi anche, ma il futuro della sede d’Imperia resta legato all’acquisto (circa 3 milioni di euro) dell’immobile da parte della Regione-un impegno ufficiale del Governatore Giovanni Toti- e dell’azione programmatica e di sostegno degli enti coinvolti, soprattutto i soci della Spui, ovvero la Provincia con il 50% delle quote (senza più competenze sulla formazione) e i 13 Comuni imperiese costieri con, in primis, Sanremo.

Attualmente il polo presenta i tipici segni della trascuratezza, chiari segnali di una fase d’incertezza e di semi abbandono; umidità, controsoffitti che crollano e mensa fuori uso, tanto per citarne alcuni. Si prende atto dell’impegno preso dalla Regione, ma in mancanza di un progetto da parte della Provincia che coinvolga i Comuni ed apra ad un tavolo che miri ad avviare un percorso condiviso finalizzato al mantenimento, al potenziamento e al rilancio del polo imperiese, saremo sempre a parlare di aria fritta.

Ad oggi, anche se come detto manca un progetto serio e proiettato in ottica futura, si ha la certezza che a Settembre i corsi ripartiranno regolarmente. Prendiamolo come un segnale di buona volontà. Situazione simile anche nell’altra sede di Bussana dove, in una struttura in condizioni strutturali decisamente migliori, dei tre corsi universitari con i quali si era partiti ne è rimasto in pratica uno solo.

Il corso di Radiologia infatti non è più attivo da tempo, mentre scelte solo ed esclusivamente politiche hanno progressivamente portato quello di Fisioterapia, a passare dai 120 iscritti circa dei primi anni (molti ragazzi provenivano persino dal basso Piemonte) ai circa 60/70 di tre anni fa. Con le ultime recenti sessioni di esami, il corso cesserà definitivamente. Un vero peccato se si considera il fatto che, dati alla mano, molti dei migliori fisioterapisti laureati in Regione provenissero proprio dalla sede di Bussana.

L’ultimo ed unico corso universitario rimasto attivo, è quello di Scienze Infermieristiche, almeno fino a quando non si deciderà diversamente. È ovviamente auspicabile che si possa in tempi brevi giungere ad una definitiva soluzione di questa situazione, evitando di fatto che la nostra provincia possa diventare l’unica senza sedi universitarie distaccate.

Certamente suggestiva l’idea di pensare alla costruzione di nuovi edifici scolastici, ma forse prima sarebbe necessario tentare di mantenere funzionanti ed efficienti quelli che già esistono». 

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