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Le ragioni profonde, affettive e relazionali che spiegano la moda dei tatuaggi

Un vero e proprio fenomeno di massa in voga tra adolescenti e giovani adulti

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Oggi, nell’età moderna, i tatuaggi sono diventati un vero e proprio fenomeno di massa. Possiamo vederne di ogni tipo e in ogni posto del nostro corpo. I tatuaggi sono una pratica che comporta una modifica insolita del corpo umano, uno strumento attraverso il quale indurre innaturali decorazioni, le quali sottendono storie, significati, emozioni, ricordi, sessualità.

Le ragioni psicologiche che stanno dietro alla scelta di farsi un tatuaggio possono essere molto complesse e profonde. Cambiamenti, amori nati, storie finite, obiettivi conquistati, speranze, desideri, persone, memorie. Il tatuaggio quale modalità per dare parola, senza uso della voce, ad una storia.

Queste tipologie di decorazioni derivano da una potente e profonda motivazione che spinge e induce il desiderio, probabilmente di essere unici, diversi, distinguersi e il bisogno di riaffermare a livello visivo la propria diversità. Essere capaci di imprimere sul corpo la propria interiorità aiuta a sottolineare, evidenziare e a raccontare agli altri quello che si è senza bisogno di parole. I tatuaggi sono un simbolo indelebile , da ricordare, da non dimenticare ed enunciano in modo evidente una forma di comunicazione non verbale espressiva di un vissuto personale. Il tatuaggio porta fuori qualcosa di noi che in genere viene tenuto nascosto o non espresso.

Chi si tatua cela dentro di se delle motivazione ben precise: ricerca della propria identità. Per chi si sente smarrito nel mondo, per chi non si riconosce in nessun stereotipo sociale e culturale, il tatuaggio è il simbolo di riconoscimento identitario. Attraverso un segno sulla pelle, si trova il proprio io e di conseguenza il proprio posto nel mondo. Può anche dimostrare un segno di cambiamento per chi si sente soffocato nella monotonia, un gesto che rappresenta un segno di trasformazione.

Un messaggio per il prossimo: il corpo diventa una tela su cui dipingere; ci si tatua per comunicare agli altri i nostri stati d’animo o più semplicemente un nostro pensiero che va controcorrente. E’ un messaggio che può assumere forme colorite e romantiche ma anche violente e ribelli. Un rito di passaggio: per molti ragazzi, in particolare adolescenti, il tatuaggio può assumere il significato del rito. Un momento di passaggio per cui, per esorcizzare un dolore, ci si tatua dimostrando forza e coraggio. Un modo per sentirsi meno soli ed essere accettati da chi ci sta intorno. La funzione del tatuaggio è prevalentemente simbolica ed espressiva.

La scelta di un mezzo di comunicazione cosi radicale, che passa attraverso il corpo, è adeguata al messaggio da trasmettere, che riguarda il proprio modo di sentire e di essere, e per questo si presta poco ad essere circoscritto in parole. La comunicazione corporea è radicale e primitiva, e proprio per questo è adatta per esprimere le parti più genuine del se, a priori rispetto l’elaborazione intellettuale ed al giudizio: “è il modo di comunicare più efficace, al di fuori di quello orale. In modo deciso e duraturo. Il fascino del tatuaggio, in particolare, risiede proprio nella sua forte valenza simbolica, che consente al proprietario di identificarsi profondamente con le suggestioni proposte dal potere immaginativo ed evocativo del disegno: “avere un tatuaggio potrebbe raccontare tutta la vita della persona in un immagine, in un simbolo. Il rispecchiamento inoltre è reso ancora più completo dal fatto che spesso il disegno non viene soltanto scelto ma specificatamente creato dallo stesso proprietario. In questo caso, lo sforzo di composizione dell’immagine accompagna e rispecchia un analogo processo di definizione e di messa a fuoco dell’immagine di se che avviene nel mondo interiore: l’ho disegnato io, ha un suo significato… è come un quadro o una fotografia che deve dire qualcosa, il tatuaggio per me deve dire qualcosa”.

Il tatuaggio sembra conferire  ancora maggior potere, come se si trattasse di una sorta di talismano, un magico amuleto propiziatorio che non ha la facoltà di mutare il corso del destino, ma in qualche modo indica la rotta da seguire. La motivazione più valida per l’individuo è sempre il bisogno, come difese dalle angosce di questa fase di sviluppo in cui si manifestano con maggior frequenza, cioè l’adolescenza.

La mente dell’adolescente in formazione adopera le autostrade informatiche, i siti di incontro e scontro, la marea delle immagini e le onde dei suoni non per cancellare i rumori e le immagini del corpo che bussa alle porte della mente ma per rappresentarle su uno schermo planetario alla ricerca di una condivisione globale. La mente dell’adolescente esprime più l’urgenza del processo di simbolizzazione che passività e dipendenza da immagini e suoni preformati.

Dott.ssa Daniela Lazzarotti

www.danielalazzarotti.com

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