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L’artista di strada aggredito dice addio a Sanremo: «L’ultima cosa che voglio è dare fastidio»

Ha scritto in una lettera alla città le sue motivazioni della sua scelta

Sanremo. L’artista di strada cuneese aggredito domenica scorsa in via Matteotti,  Andrea Ruberto – in arte Andi Lios -, scrive una lettera alla città, dove, ringraziando residenti e turisti per la solidarietà ricevuta, annuncia che a causa del regolamento “troppo rigido”, ha scelto di non suonare più nella Città della musica italiana.

Scrivo questa lettera aperta alla città di Sanremo a seguito della spiacevole circostanza avvenuta in via Matteotti nel pomeriggio di domenica 16 giugno. So che quello che scriverò sarà motivo di dispiacere per qualcuno e di sollievo per qualcun altro. Prima però ci tengo a ringraziare i presenti e i non per la solidarietà ricevuta, sia in strada che sui social. Vorrei in ogni caso che questa storia non diventasse un “caso di Stato”, perché come già ho detto ai giornali sono cose che possono succedere in questo lavoro purtroppo, anche se raramente in modo così eclatante.

 

Nel corso di questi anni in cui ho avuto modo di esprimere la mia arte nella Città della Musica ho sempre trovato persone rispettose nonostante, mi rendo conto, a qualcuno possa dare fastidio sentire suonare e cantare in strada, soprattutto se per un tempo prolungato durante la giornata. Lo capisco e ognuno ha le proprie buone ragioni. Mi rendo anche conto che quello dell’artista sia un mondo impossibile da comprendere per i non addetti ai lavori e che è difficile capire che si tratta comunque di lavoro. Per questo motivo, al di là dei regolamenti e della burocrazia, credo che sia sempre bene cercare di trovare un punto di incontro tra le varie parti nel modo più civile possibile.

 

Questo è quello che avviene in Italia dove, a differenza di molti altri Paesi in cui esiste un regolamento nazionale e l’arte di strada è un lavoro a tutti gli effetti, per svolgere questa professione si deve fare una minuziosa operazione di ricerca per capire se e dove sia possibile esercitare la propria libera espressione artistica. Esistono infatti tanti regolamenti quanti sono i comuni, o meglio, quanti sono i comuni che hanno un regolamento. Dobbiamo farci il callo e a volte rischiare di non rispettarli a pieno per poter lavorare cercando un punto di incontro con il contesto e cercando di essere quanto più civili, corretti ed educati possibile.

 

Ammetto che per poter regalare la mia musica ai sanremesi e ai numerosi turisti e allo stesso tempo assicurarmi quanto meno di “portare a casa la pagnotta” non ho rispettato il regolamento a pieno. Il regolamento della Città della Musica prevede infatti che l’artista non possa cantare con un microfono, in quanto si possono amplificare solo gli strumenti a corda (no, le corde vocali non contano), che si debba spostare ogni 30 minuti di almeno 150 metri e che non possa tornare nella stessa postazione durante la stessa giornata. 30 minuti, mi è stato confermato (ed è di facile intuizione), è un tempo che è stato deciso non tanto per valorizzare l’arte di strada, quanto per non dare fastidio a qualcuno, giustamente. L’ultima cosa che vogliamo noi artisti è dare fastidio a qualcuno, per quanto sappiamo sia impossibile. Tutto quello che possiamo fare è affidarci al dialogo con il contesto e tutelare noi stessi.

 

Mi ripeto, come tutti i regolamenti è flessibile. Basta un minimo di civiltà e dialogo per poter convivere e trovare un punto di incontro. Come in tutte le cose non c’è bisogno di aggredire o di insultare. Ora però mi trovo a dover fare una scelta. Come mi hanno fatto giustamente notare dall’ufficio dell’Urp di Sanremo, con il presente regolamento ci vuole davvero poco per rischiare di prendere una multa e dopo quello che è successo non mi meraviglierei se accadesse.

 

Purtroppo per questioni prima di tutto di salute della voce il microfono lo devo usare, non posso fare altrimenti. Per un cantante non usare il microfono, soprattutto in un contesto come quello della strada, sarebbe come per un operaio non usare le scarpe antinfortunistiche. Rispettare al 100% questo regolamento significherà per me passare più tempo a montare, smontare e spostarmi da una postazione all’altra che a cantare.

 

Dato che il mio lavoro è quello del cantante e non dell’atleta o dell’accattone, per tutelare me stesso sarò costretto con grande dispiacere a preferire, almeno per il momento, altre piazze a quelle della Città della Musica. Ringrazio tutta Sanremo per avermi negli anni donato i suoi sorrisi e il suo amore. Grazie a tutti i bambini che hanno ballato con la mia musica, alle coppie che hanno trovato la colonna sonora per un bacio romantico, a chi ha lasciato entrare una canzone nella propria mente, nel proprio cuore, nella propria anima rinunciando a un breve momento di routine quotidiana. Grazie anche al corpo dei vigili rrbani della città, uno dei più cordiali e professionali che abbia mai incontrato sulle strade d’Italia.

 

Avendo già fatto i permessi verrò un’ultima volta a suonare in strada, continuando a lavorare ai miei progetti musicali e a coltivare il sogno di suonare sui grandi palchi come quello dell’Ariston di Sanremo.

 

Grazie ancora di cuore a tutta la città.

 

Andi

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