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Grandi opere, le commesse all’estero non possono bastare

L'esempio di Salini Impregilo lo conferma: non è un caso se il gruppo che rappresenta oggi l'unica realtà italiana in buona salute realizza all'estero il 90% del suo fatturato

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In un Paese come l’Italia, dove ci sono opere pubbliche bloccate per un controvalore di 36 miliardi di euro, è immediato pensare che la via d’uscita sia quella dei mercati esteri. E in effetti l’esempio di Salini Impregilo lo conferma: non è un caso se il gruppo che rappresenta oggi l’unica realtà italiana in buona salute realizza all’estero il 90% del suo fatturato.

Ma il sistema Paese non può permettersi di percorrere questa strada. Sono troppe le infrastrutture mancanti e quelle da riammodernare, sono troppi gli svantaggi competitivi che affliggono una delle economie manifatturiere più importanti del pianeta. L’Italia non può stare a guardare, ma neanche le imprese possono permetterselo. Secondo Engineering News Record, l’anno scorso il 60% dei 250 più grandi operatori al mondo hanno realizzato fuori del proprio paese meno del 25% del giro d’affari, mentre solo 42 (20%) hanno una quota di ricavi internazionali superiore al 75%. Insomma, i big del settore, conquistano commesse in giro per il mondo ma non trascurano il mercato interno.

Tutti i principali competitor delle aziende italiane presentano una quota di mercato domestico superiore al 50% (come le francesi vinci e bouygues o l’americana fluor) rispetto a quote che, come si è già ricordato, sono inferiori al 10% per Salini e intorno al 24% per Astaldi, il secondo operatore italiano finito in grave crisi e su cui, facendo leva su Salini, si sta sviluppando un processo di consolidamento di varie realtà – il Piano Italia – per dare vita a un colosso che possa vincere la concorrenza internazionale.

Gli operatori con mercati domestici forti hanno fatturati molto più ampi (Vinci, Bouygues, Fluor, Skanska, Strabag…) e molti hanno esteso i servizi ad attività lungo la catena del valore dei progetti, come società per ingegneria di fondazioni, bonifica di suolo ed acque, lavori in sotterraneo. Spesso, inoltre, la maggior scala si accompagna a una maggiore marginalità e più alti livelli di produttività.

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