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Sanremo, i candidati sindaci si confrontano sul futuro dell’acqua pubblica

Al centro di una assemblea sindacale dei dipendenti la discussione sul destino di Amaie e Rivieracqua

Sanremo. Il futuro dell’acqua pubblica, dell’Amaie e di Rivieracqua. E’ stato questo il tema al centro del confronto pubblico tra i candidati sindaci che si è tenuto questa mattina in occasione di un’assemblea sindacale dei dipendenti di entrambe le società pubbliche organizzata dai sindacati.

Prima domanda. Se sarà eletto quale posizione intenderà assumere sull’intricata vicenda di Rivieracqua?

Alberto Biancheri, liste civiche e centrosinistra: «Abbiamo ereditato una scatola vuota da Rivieracqua e ci siamo scontrati con grosse difficoltà che hanno impedito di strutturare questa società come si sarebbe dovuto fare. Siamo per la difesa dell’acqua pubblica ma se siamo finiti in questa situazione è perché sono state, in passato, stipulate convenzioni con i comuni soci che non prevedevano i costi indiretti.  Dall’ente Provincia sono arrivate alcune rassicurazioni in termine di nuove convenzioni che prevedano anche i costi indiretti. Rimanderemo il conferimento di Amaie fino a quando non ci saranno fornite le garanzie su chi deve ripianare le perdite in essere».

Giorgio Tubere, lista civica Città bene comune: «Una premessa per noi imprescindibile è la gestione pubblica dell’acqua in ossequio al referendum popolare. Bisogna garantire sia i diritti degli utenti che quelli dei lavoratori. Ma come siamo arrivati in questa complessa situazione? Vogliamo una dirigenza tecnica e professionale. No a nomine consociative. Se non salviamo Rivieracqua come unico soggetto pubblico gestore del servizio idrico, il rischio è di finire nelle more di un appalto europeo con l’apertura ai privati».

Alessandro Condò, lista civica Sanremo Libera: «Chiediamo massima trasparenza sui bilanci e su come sia stato possibile arrivare a questa situazione economica. Auspichiamo che Amaie entri a far parte di Rivieracqua per portare capacità e competenza all’interno della società».

Paola Arrigoni, Movimento 5 Stelle: «Noi siamo per l’acqua pubblica ma avevamo pronosticato che Rivieracqua sarebbe diventata un carrozzone. Purtroppo così è stato. Quando sono state fatte le nomine, le avevamo contestate perché le avremmo volute per merito e non per peso elettorale. Poi c’è stato lo scandalo del presunto concorso truccato e Rivieracqua è stata accostata a un poltronificio. E’ stato un disastro sotto tutti i livelli. Nonostante le nostre pressanti richieste al comune di esercitare il controllo analogo.

Ci domandiamo: perché il comune non fa mai i controlli e si aspetta che intervenga la guardia di finanza Vogliamo sapere i nomi di chi ha portato la società in questo disastro».

Sergio Tomamsini, centrodestra unito e Gruppo dei 100: «Vediamo il ramo idrico, elettrico e dei rifiuti sotto un’unica gestione pubblica. Il peccato originario di Rivieracqua, al netto degli sperperi, è stata la mancata capitalizzazione iniziale. Oggi stiamo discutendo se conferire il  ramo idrico di Amaie, che vale il 17 milioni. Io sono per centralizzare la gestione per sostenere il capitale umano e migliorare le condizioni di lavoro. Creeremo un’unica multiutility».

Alberto Pezzini, lista civica Futura Sanremo: «Voglio dare una risposta secca: Rivieracqua ha stipulato una convenzione nel 2012 con il comune nella quale era previsto l’ingresso di Amaie nel gestore provinciale. Perché non siamo andati fino in fondo? Una domanda amletica a cui dovrebbe dovuto rispondere l’amministrazione vigente. Ravvisiamo una certa inerzia in questo comportamento. Rivieracqua è l’unico gestore autorizzato, non è neanche più l’Amaie. Bisogna andare fino in fondo».

Carlo Carpi, lista civica Insieme per Sanremo: «Rivieracqua è un esempio per capire come una società pubblica serva per trovare consenso elettorale. Oltre un milione di euro di consulenze per farla andare affondo. Serve il capitale, ma per trovare il capitale occorre mettere in piedi una strategia ben definita».

Crede che sia necessario conferire velocemente Amaie in Rivieracqua?

Biancheri: «Con le nuove convenzioni approvate e certezze sul piano finanziario, faremo entrare Amaie in Rivieracqua. Se non l’abbiamo fatto fino ad adesso è stato solo per tutelare la nostra municipalizzata e i suoi dipendenti».

Tubere: «Secondo Città bene comune si deve conferire velocemente. Ciò permetterebbe di risolvere il problema di Rivieracqua, perché apporterebbe un  gettito di 50 mila utenti, le competenze e quella maggiore garanzia di solidità economica che serve per chiedere i mutui necessari ad acquisire altre strutture».

Condò: «Dal nostro punto di vista è fondamentale salvaguardare il lato sociale, che è quello costituito dai dipendenti. Se questo passaggio avverà, dovranno esserci le condizioni per salvaguardare il personale. Sì a tempi rapidi ma che devono rispettare questo criterio».

Arrigoni: «Se Amaie entra con una situazione debitoria del genere rischiamo di andare a perdere l’azienda più corposa del comune. Allo stesso tempo se fallisce Rivieracqua perdiamo l’acqua pubblica. Vorrei avvertire sul fare estrema attenzione a portare avanti un conferimento di Amaie in queste condizioni».

Tommasini: «Nel 2017 Rivieracqua dichiarava 6 milioni di perdita. La soluzione sta nel valutare la possibilità che Amaie entri nel suo insieme in Rivieracqua. In questo modo la società arriverebbe a un fatturato di circa 50/60 milioni. Si libererebbero così risorse per potenziare anche l’organico, favorirebbe l’accesso al credito e più competitiva sul mercato. Avremo un solo Cda di una società più grande può attrarre manager competenti».

Pezzini: «Già oggi avremmo dovuto assistere a questo conferimento. Perché ciò non è accaduto? Non abbiamo contribuito a far partire Rivieracqua bene dal principio. Sanremo avrebbe dovuto dare l’esempio e si è astenuta dal darlo. Sono d’accordo con la centralizzazione in un’unica società di tutti i servizi».

Carpi: «Quello del società pubbliche è un settore che ha delle delle grandissime criticità. Ribadisco il concetto che ci vuole una visione d’ìnsieme, proposta da un sindaco che abbia il peso di affermarsi nelle scelte politiche provinciali».

Ritiene che il ramo elettrico debba essere scorporato di Amaie?

Biancheri: «Nel 2020 cesserà il mercato di maggiore tutela mentre nel 2025 si terrà il nuovo bando sulle rete elettrica. Abbiamo bisogno di un partner pubblico per mantenere le quote di mercato e i posti di lavoro nel post scorporo. L’obiettivo a quel punto deve diventare la crescita dell’azienda, altrimenti sarò difficile garantire tutti i 40 posti di lavoro impiegati nel settore elettrico».

Tubere: «Lo scorporo va fatto ma per renderlo sostenibile occorrerebbe arrivare intorno alle 100 mile utenze. Bisogna consorziarsi con un altra azienda pubblica se vogliamo mantenere il nostro livello di personale».

Condò: «E’ un passaggio talmente delicato che andrebbe valutato con gli amministratori della società. Vorremmo, prima di decidere, capire bene quali potrebbero essere gli scenari futuri».

Arrigoni: «E’ necessario offrire una programmazione in ogni cosa se vogliamo arrivare a fare scelte ponderate. Vorrei ricordare il caso della gestione dei rifiuti, quando l’assessore Nocita stava per cedere all’Ata di Savona il servizio di raccolta differenziata di Sanremo…».

Tommasini: «Perché no allo scorporo. Centralizzare vuol dire unire le forze, fare un volume di affari più alto e affrontare la scadenza del 2025. Per espandersi serve capitalizzare le società. Crescendo si centralizzano la gestione e i servizi. Se noi il ciclo integrato, idrico, elettrico e in prospettiva i rifiuti, li andiamo ad unire, formiamo una massa utile a salvaguardare il know how di Amaie. I privati hanno appetito, i quattro colossi italiani puntano a espandersi e vogliono allargarsi. Se non diventiamo una multiutility provinciale rischiamo di essere fagocitati dai privati».

Pezzini: «No allo scorporo. Perché vogliamo dividere Amaie? Amaie non è un colosso, se la dividiamo ancora la indeboliamo. Perché non cerchiamo di crescere un pochino? Valle Armea deve diventare l’assetto nevralgico della provincia».

Carpi: «Conosco bene il settore elettrico. E’ un settore con una marginalità bassissima. Scorporando le aziende, coprire i costi di gestione diventa difficile. Se scorporiamo Amaie si crea una società che non è in grado di gestire i costi e si finisce per andare a venderla. E una volta venduta quale finalità dare ai milioni incassati?».

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